
Ma non cambia
24 agosto 2006 - Questa è la data in cui si è avuta la dichiarazione che ha acceso gli animi di molti operatori e simpatizzanti dell'astronomia. La UAI teneva la XXVI° assemblea. Era stata avanzata inizialmente la proposta che anche Caronte, Xena, Cerere fossero promossi tutti al rango definitivo di pianeti, affiancandosi così a Plutone. Questa tesi, messa ai voti, è stata appoggiata solo da 300 dei 2.500 scienziati riuniti a Praga. La maggioranza ha deciso una cosa diversa, in pratica alternativa a quella appena menzionata: nemmeno Plutone dovrebbe essere considerato più un pianeta. Per quell'organismo, esso ora è da considerare come pianeta nano (ma una diversa definizione, con un unico sostantivo, sarebbe raccomandabile).
Perché è stata presa questa decisione?
La UAI ha deciso che pianeta dovrebbe essere un corpo celeste che orbita attorno a una stella senza essere una stella esso stesso, e che abbia una massa tale da conferirgli una forma quasi rotonda per via della gravità.
Plutone non soddisfa questo requisito?
No, perché Hubble ci disse con certezza che ha poco più di 2.000 km di diametro (perfino meno della Luna) e un'orbita irregolare che interferisce con quella di Nettuno. Nelle fotografie si vedeva poi una deformazione del bordo dell'immagine di Plutone. Solo in seguito scoprirono che era appunto il suo satellite, a circa 17.000 km, della grandezza di circa metà. Alla derubricazione ha contribuito anche la comparazione fatta recentemente con Xena (attualmente indicato come UB313). Vedendolo più grande di Plutone, molti astronomi hanno sentito quasi ridicola la sopravvivenza di quella considerazione per Plutone e così hanno pensato: "Se non è pianeta quello, non può esserlo nemmeno questo". La conclusione del 24 agosto, insomma, è stata abbastanza logica. Ma, come sappiamo proprio da queste pagine, la gente si affeziona ed è nostalgica: quando si attacca o si mette in discussione un valore o una persona a lungo stabili nella considerazione popolare, molti si ribellano. Per Plutone hanno accusato il colpo soprattutto quelli che ci hanno creduto.
Che significa?
Per dispiacersi di quella decisione occorre pensare che essa sia importante, che sia importante la UAI e che costituisca una forma di retrocessione anche per il corpo celeste che la subisce. Nella realtà, le cose stanno diversamente. Siamo in presenza soltanto di una questione nominale. Per fare un paragone, è come se dicessimo - con 1.000 voti degli industriali dell'automobile - che la Smart non è un'automobile come le altre e per essa coniassimo una nuova definizione. Non per questo con la Smart non si continuerebbe a fare quello che si faceva prima. O per stare con Internet è come se dicessimo che Google non è un motore di ricerca come gli altri e lo chiamassimo in un altro modo.
Allora che situazione abbiamo ora?
Avre(m)mo gli otto pianeti classici, sempre conosciuti, più questi quattro pianeti nani. Una sorta di formula 8 + 4.
Dobbiamo vedervi un senso ulteriore?
Nel senso astronomico no. I pianeti sono quelli che sono: se fossero quattro sarebbe la stessa cosa. Tuttavia, qui dovremmo fare considerazioni che esulano dalla loro materia. Guardare solo a ciò che si osserva con il telescopio è proprio la principale carenza di questi ricercatori, che mai si domandarono se quel che accadeva possedesse un senso. Essi avrebbero dovuto ragionare ad esempio sul fatto che fu il 1930 ad accollarsi il ruolo di annata-plutoniana. Magari non avrebbero saputo farlo. Allo stesso modo, quel che ci interessa oggi è che questa derubricazione definitiva sia stata fatta nel 2006 dopo l'evento del 2003. Passando poi a un modo più profondo di concepire la meccanica celeste, potremmo osservare che è pur sempre fondata la tesi di chi aveva costruito uno Zodiaco 'a schema fisso' ipotizzando in anticipo (=quando ancora non si conoscevano) l'esistenza di 12 pianeti (nient'altro che gli 8 + 4 attuali) che corrispondono a 12 segni in un circolo di 360 gradi. Siccome i numeri compongono un quadro interessante, essi - proprio nel numero della dozzina - sarebbero in pratica un archetipo perenne di tutto il cosmo. Sapendo già che quel che hai scoperto muoversi l'altro giorno in cielo esisteva anche prima potremmo assumere la definitiva assunzione di dodici corpi celesti come base fondamentale di quello schema zodiacale. Naturalmente, oltre al problema di non saper come interpretare astrologicamente gli ultimi arrivati, una perplessità inerisce alla chiusura della materia: non è possibile chiudere in questo modo una materia che in progresso di tempo potrebbe portare ancora corpi celesti (pensiamo alla fascia di Kuiper). Se nel 2060 i corpi interessati saranno in numero maggiore, sarà smentita anche questa visione a schema. Arriviamo così a concludere che ogni scienza si fa con il materiale che si ha a disposizione. Oltre a questo, potrebbero esistere fattori ed elementi che noi non conosciamo.
La scoperta di Plutone, nel 1930, fu importante dal punto di vista astronomico?
Sì, ma essa più che una scoperta fu una conferma di quanto le osservazioni e le previsioni già dicevano da tempo. Che ci fosse un altro pianeta transnettuniano era cosa che si ipotizzava fin dal secolo XIX°. All'inizio, tuttavia, in mancanza di osservazioni precise si ipotizzò che fosse anche più grande della Terra. La smentita di questa ipotesi, e insieme la durata lunghissima del suo ciclo intorno al Sole, hanno sempre tenuto anche gli astronomi a una certa distanza da questo corpo celeste.
In astrobiologia è importante?
Importantissimo. L'interesse per Plutone è stato uno degli amori della mia vita di ricercatore. Questo corpo celeste è legato a tutti i processi di creazione e distruzione della materia (pensiamo solo alla bomba atomica). Esso conferisce, se situato in determinati punti o legato ad alcuni altri pianeti, una grande forza creativa (nel bene e nel male). Sua è anche una certa capacità di metamorfosi e trasformazione, che attraversa le profondità e le viscere dell'essere. Parlando in senso simbolico, potremmo porlo in collegamento con la forza Kundalini. E infine aggiungiamo che se i contemporanei si troveranno ad avere un uomo che ha riportato alla luce il vero significato della legge divina si deve anche al mio bel Plutone, che ha un legame potente con la mia Luna e si trova in una posizione del cielo molto favorevole (al tipo di azione da me intrapresa su Memoriale).
Quindi nulla cambia?
Nulla cambia. L'unica differenza potrebbe essere la diversa considerazione da parte dei testi scolastici o specialistici. Possiamo cioè ipotizzare, allo stato attuale, che essi accolgano tra qualche tempo la decisione della UAI e menzionino Plutone come pianeta nano o perfino con una nuova denominazione. Questo invece non avverrebbe se la stessa UAI tornasse indietro e revocasse la sua decisione. Cosa che potrebbe avvenire anche per effetto di pressioni varie da parte delle associazioni direttamente interessate o dell'opinione pubblica, oppure per quel che potremmo scoprire tra circa 9 anni.
Nel 2015?
Sì. In quell'anno, salvo imprevisti, dovrebbe arrivare in loco una sonda lanciata nel gennaio scorso dalla Nasa. Momento importante, perché a quelle distanze (siamo a 5-6 miliardi di km. dal Sole) potrebbero esserci sorprese.
Pagina del 4 settembre 2006