
Non potete considerare le cose come prima
Sento ancora programmi e leggo ancora testi che parlano di 'lavoro' separandolo da una parte restante della vita che 'lavoro' non sarebbe. Ecco l'equivoco più grossolano, che è frutto della vecchia concezione. Seconda questa gli occupati si contrapponevano ai disoccupati, il lavoro al non-lavoro, l'orario programmato e rigido a quello elastico e libero, gli hobbies all'attività professionale vera e propria.
Quell'uomo non esiste più!
Nella Nuova Era non esiste più alcuna di quelle contrapposizioni, perché dipende soltanto da noi e noi giorno per giorno non facciamo che agire dove dobbiamo agire e operare dove dobbiamo operare. Se il nostro agire sia lavoro o altro non sappiamo più, perché le nostre membra non hanno un dizionario incorporato. Quando voi andate nel vostro ufficio FATE. Quando siete nel vostro appartamento, FATE ugualmente delle cose. Non vi è distinzione, poiché il vostro corpo si muove - su impulso del cervello - ed è sempre in azione. Se voi tornate a casa dopo 13 ore di ufficio (poniamo dalle 8 alle 21), non c'è mai uno stacco tra due condizioni diverse. La cosa ha un significato soltanto statistico: voi dedicate la maggior parte della giornata all'ufficio e non ad altre cose. Se state bene, starete bene anche così. Se invece avete soltanto un lavoretto di due ore ogni giorno e state a casa per ben 11 ore significa soltanto che avete ripartito (magari temporaneamente) la vostra giornata in quest'altro modo. L'attività delle cellule consiste in un continuo equilibrio, che si mantiene a prescindere dalla ripartizione degli orari. Costante produzione di ormoni e corretta alimentazione sono sufficienti a garantire all'individuo un metabolismo sano.
Non sta meglio chi in banca possiede 2 milioni di euro rispetto a chi possiede 200.000 euro: entrambi - in una esistenza ragionevole e non follemente protesa ai consumi - possono fare quello che debbono/vogliono fare. Il mondo della indistinzione fa vivere tutti bene (o male), a seconda unicamente dell'umore e della salute. Le cifre non determinano più né ricchezza né felicità potenziale, perché voi del vostro corpo fate quello che volete e sapete governarlo. Chi pratica yoga conosce bene questo concetto. Un impiego non è né stabile né instabile: voi lavorate! semplicemente! Se un giorno ammazzate la moglie del vostro capo è normale che vi arrivi una lettera di licenziamento. Se siete un modello di regolarità e non fate errori determinanti nessuno potrà mai negarvi quel lavoro. Ma quel che conta è ciò che fate. Chi parla spesso di cose come la sicurezza e la stabilità somiglia a quello che va dal medico ogni quattro giorni per fare una verifica. Salute è non farla... quella verifica.
Proviamo a fare un ragionamento, secondo i parametri della Nuova Era. Nella zona dove abito, purtroppo il Comune ha deciso di far costruire nel verde uno spazio con box per le auto. Questo certamente crea lavoro per almeno un paio di aziende, che avranno lavoratori in loco per almeno un anno o due. Reddito creato? Diciamo di sì. Ma a scapito della nostra salute, perché la cosa: a) Determina un disboscamento, riducendo la quantità di verde e di aria respirabile; b) Determina un maggiore inquinamento della zona; c) Condiziona ancor di più i cittadini all'uso delle automobili, anziché invogliarli ad utilizzare le proprie gambe. Voi siete contenti così? Io non credo. Semmai diciamo che chi permette quella costruzione di box non ha fatto riflessioni sulla utilità effettiva della cosa.
Non mi attendo certo che l'Università Bocconi si converta in tre giorni alla microeconomia di Apoteosi, ma sono tanti i casi in cui resto stupito. Ci resto male, detto in sintesi. Dopo aver dato una scorsa al libro di due economisti italiani, pubblicato di recente da Rizzoli, mi è concesso dire di essere rimasto molto scosso e contrariato per quello che vi è scritto? In questo leggiamo ancora di un'economia nuda e cruda fatta di dati, attraverso i quali sarebbe possibile - secondo gli autori - ipotizzare un declino dell'Europa. Se parlate di declino di un mondo, con questo intendete la scomparsa progressiva di quel mondo. Parlare di declino di un continente, dal punto di vista economico, non è possibile. Un continente ha nelle varie attività dei meccanismi burocratici, soltanto. Se poi volete considerare un certo volume di spesa o di entrate, calcolerete questi totali tenendo però conto che nessuno di essi tocca i singoli esseri umani. Come potete pensare che una persona possa essere toccata dalle cifre della macroeconomia? In questo libro si dice ad esempio che l'Europa ha un livello di PIL pro capite pari al 70% di quello statunitense. Ma questa idea è solo un concentrato matematico. Oggi la maggior parte degli uomini vale molto di più di quello che valeva 10 o 15 anni fa, anche quando possiede meno denaro in banca. La ricchezza si valuta dall'essere, non dalle cifre. In questo libro si dice che l'Europa non può permettersi forze armate potenti per via della sua spesa sociale e del basso tasso di crescita. Meno male! Volete forse un tasso di crescita come quello cinese con dislocazione di eserciti in tutto il mondo stile-Usa e nuovi armamenti nucleari? In questo libro si dice che il fallimento della Costituzione europea ha evidenziato i limiti del processo di unificazione e la impossibilità di emulare così gli Stati Uniti. Addirittura? Solo perché non è stato approvato da tutti un testo? Vi pare che una banca si fermi quando non si riesce a realizzare una fusione che era in progetto? Più pagine vengono poi dedicate al fatto che, secondo gli autori, gli Europei sono più influenzati dalla tradizione marxista rispetto agli Americani. Questo semmai è un incentivo per una migliore redistribuzione: partiti di sinistra più forti serviranno a proteggere le parti meno abbienti e non inondare la legislazione di sgravi fiscali in favore dei ceti medi e ricchi. Varie parti poi addebitano a un tasso di crescita troppo basso varie anomalie. Questo livello del tasso di crescita dipende però da alcuni fattori singolarmente congiunti, che in pratica sembra che cospirino facendo consumare di meno le famiglie. Questo si sapeva già da prima. Poi l'arrivo dell'euro ha accentuato la contrazione dei consumi, portando la domanda molto più in basso. Ma è tutt'altro che fattore negativo. Stimolare la propria immaginazione, avere nuove necessità da colmare in modo differente, dare valore a cifre più basse sono elementi di una certa dignità che contribuiscono a migliorare proprio l'essere umano.
Torniamo alle cifre, spaventoso condizionamento per uomini che ancora ragionassero secondo vecchi parametri. Ore di lavoro in un anno. Ecco un dato di fantasia, che non contribuisce ad entrare nel Nuovo Periodo con la giusta mentalità. Le ore di lavoro sono già un dato irrilevante nell'arco di una giornata, perché noi operiamo in continuità senza distinguere tra ore differenti (dalle 8 alle 9 avrò lavorato se mi sono rasato la barba e ho fatto una doccia più colazione? dalle 9 alle 9.30 avrò oziato se ho percorso a piedi i 2.000 metri che mi separano dall'ufficio?). Da questi esempi notiamo come il dizionario creato dalla civiltà occidentale comincia a vacillare. Che una persona abbia un mese di ferie all'anno è un dato fisso e incontestabile. Che cosa voglia dire 'ferie', oggi, dovreste discuterlo. Non sarà per caso 'ferie' le due ore che il signor Rossi si è preso dalle 10 alle 12 facendo credere ai colleghi che era in riunione mentre era segretamente in giro nel quartiere a fare acquisti? Anche qui diremmo: le cellule hanno continuato a funzionare. Allora di che volete parlare? Cominciate ad accettare che una persona si stenda per un'ora nel terrazzo dell'ufficio, e non affannatevi poi a tentare di definire quell'ora: non ce n'è bisogno. Gli autori a un certo punto si domandano: cosa fa chi non lavora? Ma benedetti signori, non si può rispondere a questa domanda: tutti lavoriamo! Secondo gli autori, ci sono tre possibilità: a) godersi il tempo a disposizione (e perché... in ufficio, non si può forse godere del tempo speso nei locali?); b) produrre beni e servizi a casa (beh, ma allora questo è lavoro... perché lo avete dato come risposta al non-lavoro?); c) lavorare in nero e dunque non risultare in statistica (meglio così per la statistica, male per il colore... ma qui bisognerà attendere che gli Stati si occupino di chi incassa denaro non contabilizzato). Poi: c'è un rapporto tra ore di lavoro e prelievo fiscale? Gli autori dicono che un elevato prelievo induce la gente a lavorare meno. Noi sapevamo che al contrario chi paga più imposte è costretto a lavorare di più per avere a disposizione un maggiore reddito. Ma evidentemente non è così, perché un grafico dimostra che la Svezia che tassa di più ha meno settimane di lavoro di tutti gli altri. Allora, però, la conclusione sarà positiva: se pagando più imposte lavoriamo di meno, significa che abbiamo semplicemente una domanda di consumi inferiore e quest'anno saremo uomini più maturi e superiori a quello che eravamo lo scorso anno.
Nell'Europa dei 15 - si dice - la rigidità del mercato del lavoro riduce la flessibilità. E' vero. Se fai pendere la bilancia da una parte, come in altri casi, dall'altra si crea un vuoto. Chi protegge di più coloro che sono già impiegati per un'ovvia correlazione rende il mercato più stabile. Questo significa certo creare più ostacoli a chi in quel mondo deve entrare. Ma è una bilancia che non possiamo equilibrare una volta per tutte: basterebbe fare il contrario (ad esempio con licenziamenti più facili e incentivi ad andare in pensione o ad accettare mobilità) e non sarebbe garantita un'entrata di nuove forze pari alle cifre precedenti. Molti infatti non entrerebbero proprio per quel motivo inerente alla scarsa sicurezza per il futuro, preferendo affidarsi a lavori in nero o a produzioni casalinghe. Quando capita questo, si vorrebbe dire agli economisti: di che vogliamo parlare? Se penalizziamo nel campionato una squadra i cui dirigenti sono corrotti, ne profittano le altre. Se non la penalizziamo, le altre protestano. Chi deve decidere non guarderà a cosa dicono gli altri, poiché si limiterà a fare quello che deve fare. Ripeto: voi lavorate bene, non fate fotocopie per vostro conto, non ammazzate mai qualcuno e vedrete che nessuno vi licenzierà e la Rizzoli non avrà bisogno di pubblicare analisi come questa. Tagli del personale decisi dall'azienda? Beh, ma se questa non ha più entrate che giustifichino il numero di addetti cosa dovrebbe fare? Se li mantenesse ancora, dovrebbe indebitarsi con le banche e sarebbe nient'altro che uno dei tanti parassiti statali. Volete forse questo?
L'Europa gode di ottima salute. Nessun continente è al centro, ma se c'è una forza motrice del pianeta nei prossimi anni questa sarà l'Europa. Potete immaginare con quale stupore io abbia letto questo libro che la vede invece in declino. Un Club che si allarga accogliendo nuovi membri, in una comunità vasta, non può che arricchirsi dell'opera dei nuovi entranti. Essi apportano infatti scambi, materiale umano, prodotti locali, fusione e integrazione, allargamento dei confini. Se da 15 si passa a 25, non può che derivarne benessere. Gli autori del libro arrivano a sostenere che il coordinamento non è sempre una buona cosa: in alcune aree può essere nocivo. Non vedo come. Arriva una direttiva europea, e quella nazione sarà obbligata a rispettarla. Meglio così: ogni direttiva non è altro che una raccomandazione laddove gli affari nazionali erano deboli o carenti. Guai se non ci fossero organismi sovranazionali: l'Italia, ad esempio, sarebbe ancora agli anni '80 e la giustizia sarebbe ancora più lenta. Se l'integrazione non sembra progredire dipende solo dal fatto di una diversità culturale tra i vari Stati. Chiunque sa che nulla accomuna un cittadino spagnolo di Malaga a uno svedese di Stoccolma o a uno finlandese di Helsinki. L'Europa non è né una federazione né una unione di vari governi. Era un mercato comune, che poi è diventato anche un'unione politica con organi comuni che si riuniscono al pari di quelli nazionali. Chi non vuole il mercato unico è solo chi ciecamente crede di proteggere uno Stato quando un'istituzione di un altro ingloba quella del suo. La concorrenza all'interno dell'Unione, in fin dei conti, è l'unico e vero obiettivo che stiamo inseguendo da anni. Se una fusione avvantaggia uno Stato riducendo i servizi di un altro questo non vuol dire che quest'ultimo debba rifiutarla. Se ci è stato detto che viviamo in un territorio allargato (non più Francia, ma Francia nella Comunità Europea) dobbiamo anche ragionare secondo l'ottica comune di un continente non più diviso. Sbagliava il governatore Fazio quando ostacolava le operazioni di una banca olandese nella nostra finanza. Sbagliavano i Francesi a proteggere una loro azienda pubblica. Episodi come questi susciteranno una certa ironia tra un paio di secoli, per via dell'assenza di dati nazionali. Nel 2200 si domanderanno: "Che vuol dire PIL? Forse che i dati di un'azienda sono sommabili a quelli di un'altra che produce a 1.000 km. di distanza e danno un unico conto?"
L'Europa
ha una preoccupazione costante, che altri continenti non hanno o
almeno non conoscono in questa misura: l'afflusso di immigrati e
clandestini dall'Africa e dal Medio Oriente. La cosa affligge
chi governa i territori sul Mediterraneo, non certo gli Stati baltici. I nostri politici fanno il
possibile, contingentandoli. Chi non dà garanzie viene
ospitato per qualche tempo in enormi capannoni e poi rimpatriato. Chi
le dà e si mette a far qualcosa può viverci, ora anche
con cittadinanza concessa dopo un certo numero di anni. Discutere su queste cose
è solo un fatto di ideologia. Se parliamo di come far stare in famiglia un quarto
bebè è sì economia, perché dovremo spendere anche per lui, ma è pur sempre
un essere umano e non possiamo buttarlo in mare.
Noi non abbiamo ogni anno
Green Card che sembrano una lotteria. E non sappiamo neppure cosa
rispondere quando - come questi economisti - ci dicono che Harvard
pullula di studenti europei e che ogni anno aumenta la fuga di
cervelli dall'Europa verso gli Stati Uniti. Avere Europei residenti
negli Stati Uniti non mi pare un fattore di macroeconomia. Qui vorrei fare
il solito paragone che ridimensiona: quando uno studente di Palermo
va a studiare a Milano e si iscrive alla Statale, non si fanno processi
alla fuga di forze giovani dalla Sicilia. Smettete di vedere le cose divise.
Anche
quando osservo il numero di Turchi che lavora in Germania non mi
impressiono. Quando anche la Turchia farà parte della
comunità essi non saranno che cittadini della Comunità
Europea. Riappropriatevi della vita e del vostro tempo. Nessuno opera con un dizionario sul volto, per
distinguere se sta lavorando oppure non-lavorando quando scrive o
quando sta nella toilette.
Pagina del 12 ottobre 2006