
Quando gli alberi lasciano a terra De Mauro
Uno degli argomenti più scottanti, nelle lingue occidentali, è l'uso della preposizione. L'uso comune, negli ultimi decenni, ha quasi completamente dimenticato le regole che fino a 60-80 anni fa erano preposte ad esso e venivano ancora incluse nelle grammatiche. Oggi tutti dicono 'studente in medicina' mentre più corretto sarebbe stato 'studente di medicina'. Oggi tutti dicono 'insieme a' mentre più giusto sarebbe dire 'insieme con' (e sui miei siti troverete indubbiamente quest'ultimo in maggioranza). Sono centinaia i casi in cui è la preposizione a far deragliare la frase, gettandola nei 'mari di ambiguità' che abbiamo visto.
Con un certo stupore leggo, su un settimanale attualmente in edicola, che Tullio De Mauro non attribuisce a un fatto preposizionale l'ambiguità della frase
LE PRESE IN GIRO DI SILVIO SONO DANNOSE
Egli
dice: "E' Silvio che prende in giro o è lui ad essere
preso in giro?". Attenzione, la frase non è chiara
soltanto per una imprecisione nella specificazione. La
preposizione 'di' infatti consente sia l'attribuzione del concetto al
complemento oggetto (Il prendere in giro Silvio) sia la normale
consecutio soggetto-specificazione (Il prendere in giro da parte di Silvio).
Ma in teoria avrebbe significato solo la
seconda, perché altrimenti avremmo dovuto dire 'Le prese in
giro su Silvio' o meglio ancora 'Le prese in giro a Silvio' (perché
è sottinteso 'fatte' a Silvio). Qui l'attenzione di tutti dovrebbe rivolgersi al
concepire ciascuna frase con una preposizione unica o comunque
migliore di altre possibili. Se l'uso poi ne consente varie, la lingua diverrà infida e
multiforme ma non potete vedere un interesse in ciò che ne deriva. Secondo De Mauro, che cita a conforto una serie di nomi,
questo accadrebbe invece perché 'dietro la superficie
c'è un'altra dimensione, una grammatica profonda con
significati rappresentabili ad albero'. Boh. Quando l'interlocutore è
una brava persona (come in questo caso) è dovere di tutti
usare moderazione, perché non si vorrebbe dargli una delusione. Benvenuto però un mezzo (Internet) dove le cose
rimangono, e così anche professori con un nome possono specchiarsi nei loro errori e nei
loro equivoci.
Se io uso una preposizione che consente una varietà
contemporanea di significati, con una conseguente ambiguità,
come in
PARLARE DI NOTTE
la frase necessariamente assume varie possibilità di significazione. In questo caso, sono due: una è 'parlare durante le ore notturne' e l'altra 'parlare dell'argomento-notte'. Per eliminare il possibile rischio di fraintendere, userò semplicemente una diversa preposizione e la frase prenderà una piega definita. Nel secondo caso dirò ad esempio 'parlare della notte'. In
PARLARE DA FERMO
la frase necessariamente assume varie possibilità di significazione perché due significati coesistono in una medesima parola. In una prima accezione la frase è 'parlare non in corsa', in una seconda è 'parlare dalla località di Fermo'. Ma il problema - se tale lo vediamo, in conseguenza della ambiguità - andava risolto alla radice, che in questo caso è la preposizione. Se intendo la prima, magari mentre sto facendo jogging con un amico, dirò 'fermarsi e parlare' (esempio: Non posso fermarmi e parlarne con te'?). Se intendo la seconda, magari mentre faccio un collegamento in diretta con la Rai, trasformerò la frase allungandola in qualche modo. Il problema stava solo lì, cioè nell'elemento (preposizione) che fa deragliare la frase dandole possibilità in più. Parlando esso non viene mai alla luce, perché l'ascoltatore comprende dal contesto quale dei due significati sia da intendere. Cosa c'entrano gli alberi e le superfici? Molte frasi, contenendo una preposizione, finiscono per significare potenzialmente varie cose. La frase ricordata in precedenza fa parte della categoria di quelle a verbo transitivo in cui l'azione transitiva può essere attribuita all'oggetto che si trasforma in soggetto. Se io dicessi
LE IRONIE DI SILVIO SONO FELICI
intendo sempre 'quel che Silvio dice ironicamente', altrimenti avrei dovuto dire (ma talvolta nemmeno lo si fa) Le ironie su Silvio. Facile. Ma se dico
LE PARODIE DI BERLUSCONI SONO RIUSCITE
mi ritrovo nel problema già detto, perché da questa frase non si comprende se si intenda 'parodie fatte da Berlusconi' o 'parodie sulla figura di Berlusconi'. Il problema non esisterebbe se fossimo tutti più precisi. In questo caso, seguiremmo tutti una regola fissa e diremmo senza esitazione 'parodie di' quando intendiamo 'parodie fatte da' e 'parodie su' quando intendiamo 'parodie a proposito di (una certa persona)'. Il problema siamo sempre noi. Non so se l'avevate compreso, leggendo Memoriale e Grammatiche. I problemi, sulla Terra, vengono causati soltanto dagli uomini (che non arrivano a inquadrare nemmeno una questione così limitata). Ripeto ancora: il concetto di dio era già nato, in natura, e fummo soltanto noi a fraintendere e a dargliene un altro.
Una delle grandi mancanze, nella linguistica, è quella di non capire che sotto a ogni problema dovrebbe stare un'unica regola. Se permettiamo vari usi, significa che non abbiamo individuato quell'unica regola. Se io ho parlato di errori commessi dai giornali per i casi di ambiguità era proprio per fare capire che all'ambiguità non dobbiamo mai arrivare. Se vi capitiamo significa che c'era un nostro errore sottostante oppure che davvero quella frase resta ambigua nonostante il contesto. Se voi dite - come spesso capita - poggiare un braccio nel libro anziché sul libro commettete un errore, perché la preposizione corretta in questo caso è 'su'. Ma se sbagliate non andrete qui a costruire alberi sulle conseguenze multiple che ne derivano. Usate la preposizione corretta, e tutto andrà bene.
Pagina del 4 novembre 2006, ultime modifiche l'8 luglio 07