
Mentre
scrivo vi parlo di questa
società
Io vedo l'uccello e voi no
UN DISCORSO FLUENTE - Il link 51 non è un'area di New York, e nemmeno un locale in cui si balla. E' una pagina che dice senza esitazioni quello che era rimasto ancora da dire. Mentre scrivo vi parlo, mentre vi parlo scrivo. Mai c'è un distacco tra cose che vengono concepite nello stesso momento: io parlo e quello che devo dire lo dico, anche se può portarmi a cambiare settore. Se il mio discorso fluisce, significa che il cambio di settore non ha determinato un diverso discorso. Io infatti continuo a parlare. Questa č una pagina-modello sulla casualità necessaria della comunicazione. Non faccio però quello che il personaggio molto noto della Tv fa quando un'università gli affida un master di comunicazione. In quel caso sentirete parlare la persona di cose che in parte verranno dimenticate o susciteranno sbadigli contemporanei da parte dell'uditorio. Io parlo, qui, con intenzione di non divaricarmi pur divaricandomi. Impresa impegnativa che equivale a dire: "Vorrei spiegarvi come si possa non cambiare mai soggetto pur facendolo". Il principio, che risale a quello di non-separazione, mira appunto a mostrare un prototipo di lezione o di conferenza della Nuova Era. In questa non esistono confini tra una materia e l'altra, perché la vita stessa propone - una dopo l'altra - varie immagini senza che esse siano intervallate da un cartello o da un confine. Se voi entrate in un appartamento la vostra vista non è disgiunta da quella di un giardino che è al suo interno e da musica che vi si può ascoltare. Il vostro corpo riceve contestualmente e in un'unica soluzione tante immagini e alcuni suoni: la vostra mente li elabora, senza pensare di farlo prima con l'uno e poi con l'altro. Allora, perché si dovrebbe fare lezione ai ragazzi dividendo la mattinata per materie? Perché il primo ministro di una nazione non dovrebbe governare dando direttive su qualsiasi cosa che sia di competenza del governo? Tutto bisogna (saper) affrontare perché tutto ci riguarda, se siamo civili.
COSE STRANE NEL TELEVISORE - Io vi parlo qui come farebbe un cabarettista davanti al pubblico, sopra un palco. Il link 51 esprime anzitutto il mio piacere per aver constatato che da qualche giorno Rai3 ha deciso di avere notti attraversateanche dal monoscopio, come accadeva ai nostri canali tanti anni fa. Molto bello questo silenzio con assenza di programmazione, che mi riporta agli anni della mia nascita quando la televisione aveva programmi solo per una limitata fascia serale (più o meno, dalle 16 alle 23). Più volte avevo espresso il desiderio che si torni alle origini, in questo senso. E' terribile che un'emittente televisiva trasmetta 24 ore su 24, perché in questo modo fatalmente le cose inutili e le ripetizioni si sprecheranno. Qui l'abbondanza porta al tracollo totale, una specie di alienazione dell'individuo che anche quando non dovrebbe o quando non sa che altro fare spinge il pulsante dell'accensione quasi automaticamente. La schiavitù allo schermo televisivo è una delle più disastrose, perché la vostra vita - se non attivate cose vostre - viene interamente fagocitata dalla televisione. E questo in pratica significa soltanto 'vedere cose altrui', senza rendersi protagonista facendone di proprie. La televisione ha cooptato le nostre ore, finendo per imprigionare sia quelli che la fanno sia quelli che la guardano.
Il link 51 riunisce questi discorsi sotto un'unica lente: quello che è passato davanti agli occhi, messo in archivio il concetto che non sia cultura soltanto quella dei libri stampati. La cultura che acquisisce un giovane che non ha mezzi e denaro è esattamente questo: ciò che gli danno da vedere, che è sempre molto meno di quello che può vedere da solo se soltanto avesse capacità, fiuto e fortuna. Se sapesse vedere oltre le cose, farebbe cose che altri - solitamente occupati - non fanno. Saprebbe ad esempio come trascorrere quel tempo che questa società definisce di non-occupazione. Il giorno in cui a questa società fu data la parola 'lavoro' fu maledetto: da quel momento, le giornate furono concepite come uno spazio in fabbrica in cui devi per forza fare qualcosa per giustificare una somma in denaro che prendi alla fine del mese. In questa società, se tu vai a trovare improvvisamente una persona ti guardano strano e non sapendo che fare ti dicono la prima cosa che viene loro in mente (per farti capire che non avresti dovuto farlo).Questa società ha perso l'orientamento, perché tutto si cerca e si lancia nei media. Fuori dai mezzi della stampa e della teletrasmissione, le persone pensano che le cose contino poco (mentre sarebbe vero il contrario).
L'UCCELLO IN MEZZO - Il link 51 supplisce a quel che non vi dissi finora. La didascalia di quel disegno della Settimana Enigmistica vi dice: "In questa scena è presente un uccello. Sapreste individuarlo?". Voi vedete due auto, tre alberi, quattro biciclette, venti passanti, foglie al vento, panchine, un parco. Di primo acchito, dite: "Dove sarà mai un merlo o una rondine in questa immagine?". Dopo minuti di occhio sgranato, una semplice angolazione casuale vi suggerisce che quell'insieme di contorni tra una cazzuola, una panchina e una foglia sospesa in aria sia un uccello intento a beccare per terra. Questione di casualità geometrica, eppure è proprio così. Io tante volte fui presente in questo modo, proprio perché non ne concepii altro. Io fui sempre affascinato dalla casualità. In mezzo è un tempo 'non programmato' la cui bellezza si perde. In mezzo c'è tutto un mondo che reclama la fisica anche quando per essa si sarebbe negati. In mezzo sono uccelli 'non migratori' che attendono la tua vista, pur sapendo che senza addestramento non li vedrai mai. In mezzo c'è da superare il materialismo storico perché si entra in un'epoca che fa viaggiare anche il pensiero, e questo può accadere fuori dalla Storia. Se uno poi pensasse che la storia sia quello che è già iscritto su stampa tenderebbe a parlarne in un'aula anziché a viverla.
Il link 51, come me, vuole recuperare l'uccello del quesito per dirvi che le cose dovreste guardarle globalmente e senza separarle. Se infatti puntate l'occhio vi accorgerete che l'uccello del disegno non stava appollaiato e ritto sul ramo di un albero. Esso era in mezzo agli altri, dentro quella scena. Mai immagine fu più eloquente. Non siete adulti se pensate che sia cosa costruttiva organizzare un festival della scienza o un festival della filosofia. Io mica avviso qualcuno quando mi metto a pensare. Non dico alla mia compagna: "Ora faccio una riflessione filosofica". Se un giorno venne in mente a qualcuno di chiamare quella cosa 'filosofia' questo non vuol dire che essa debba avere un recinto come l'ora dalle 10 alle 11. Le cose si fanno quando si fanno, senza una delimitazione annunciata all'esterno. Io mica avviso una donna quando voglio penetrarla. Non dico alla mia compagna: "Ora sto per fare l'amore con te". Non potete pensare che esista un festival di qualcosa che possiamo fare (e già facciamo) liberamente quando vogliamo. Dice: ma le persone intelligenti sono così poche che se non facessimo quel festival non le incontreremmo mai. Beh, ma è proprio questo che la società attuale deve re-imparare. Conoscere chi non si conosce. Altrimenti starete solo con parenti e amici, anche nella cultura. Altrimenti saprete fare solo incontri pubblici e non riuscirete pių a fare conversazioni private e tra di voi. Insomma, farete come quelli che permisero la presenza di otto o nove Massari in una facoltà universitaria di Bari. Ecco uno degli elementi della fine (già accaduta). E badate che non è nepotismo. Quella si definisce come 'incapacità di vedere altri, incapacità di relazionarsi con altri'. Magari fu davanti a te, magari interrogasti un genio sul diritto commerciale. Ma di nulla ti accorgesti. Viceversa, tu conosci già... tua figlia e fai in modo che sia lei a vincere un concorso.
COSE CHE ARRECANO DISPIACERE - Quell'uccello era della scena, poiché vi partecipava... in qualche modo. Di primo acchito, nessuno lo vedeva. Esso però vi era compreso. Avete in mente quante cose avete perso e continuano a sfuggirvi proprio perché non le vedete? Eppure sono parte della scena. Vi mancano occhi, per vederle. Alzi la mano chi aveva visto parole-chiave, nel 1969 e nel 1974. Vi mancarono occhi, in profondità. Non conoscevate l'arte della connessione, tra più elementi. E per questa non serve un ponte tra la poesia e la matematica, come vi diranno al festival che si tiene in questi giorni. Servono proprio... occhi. Alzi la mano chi aveva capito che il 1987 era un'annata pseudo-chic. Eppure fu chiarissimo, per chi aveva occhi. Ci furono centinaia di migliaia di testimonianze in questo senso, dappertutto. Bastava fare attenzione. Se anziché avere occhi per il settimanale che vanta più tentativi di imitazione al mondo voi aveste avuto occhi per guardare la gente e gli eventi (anche quelli più ordinari) avreste ricostruito quella linea continua, che ci accompagna fin dall'antichità.
L'uccello sta dentro la scena per ricordarvi che vive anche nel momento in cui, compreso tra una cazzuola e una panchina, sembra un elemento del paesaggio. Il vostro occhio lo nota soltanto quando gli dicono che nel riquadro del suo obiettivo è presente. Se non glielo dicessero, non lo vedrebbe mai. Ecco il segno che mancano, a tutta la specie umana, molti connotati che possano distinguerla realmente. Se ci limitiamo ad accreditarle i cinque sensi, mentre un cane sente un terremoto in arrivo (e noi no), abbiamo veramente poco. E anziché farla camminare voi la bloccate se ponete in dubbio che esistano facoltà extra-sensoriali. Queste cose sono anzi una grande conquista di ciascuno di noi, poiché fanno acquisire ciò che una normale sensorialità non avrebbe. Non dico che sia bello andare a consultare tanti falsi maghi. Questo non va fatto. Ma se in mezzo c'è qualcuno dotato, non impedite a tutti di farlo. Ecco un'altra lezione: mai controllare tutti quando c'è qualcuno che porta in aereo una bottiglietta con esplosivo nascosto. Imparate a controllare chi merita i vostri sospetti: se controllate tutti vi metterete a spogliare all'aeroporto anche una suora che non sa nemmeno cos'è un esplosivo o l'insegnante di scuola media che va a Washington per scattare fotografie ai monumenti. Fare controlli esasperati su tutti è come portare un cane a sniffare la pelle di qualsiasi passeggero in arrivo anziché addestrarlo a fiutare droga. Perdiamo un'immensa quantità di tempo, senza pervenire a risultati. Cosa ricaverà colui che ha inserito in computer l'impronta e la foto di quella suora? Qualcuno potrebbe dire: i criminali sono i più pericolosi perché sono capaci di nascondere dentro bagaglio innocuo qualcosa di mortale. Appunto. Allora addestratevi a vedere in mezzo alla scena qualcosa di apparentemente invisibile.
CIO' CHE NON SI VEDE - L'uccello si rintana dentro una scena, senza che chi la guarda si accorga immediatamente di lui. Sembra voglia dire: "Sono stufo di occhi superficiali. Che si allenino anche loro". Un occhio non superficiale adora ad esempio scovare in vecchi film le comparse invisibili di attori che poi sarebbero diventati super-presenti sulla scena. E così guarda a una metropolitana del 1972 e tra quei passeggeri vi scorge Stallone, oppure curiosa tra i partecipanti a un party del 1965 e vi trova il volto giovane di un attore oggi vecchio che non ci saremmo mai attesi. Trovando queste cose noi risolviamo uno degli enigmi più affascinanti dell'universo, che coincide con la domanda
Cosa è realmente visibile?
In
genere, le persone camminano avendo una visuale a raggio piuttosto
limitata. O le incroci davvero o difficilmente fanno qualche passo in
più per dirti 'Ciao, come stai'. Non lo fanno, in
verità, per un altro motivo: in quel momento non gli viene e
non hanno nemmeno la forza necessaria per abbozzare e farselo venire.
Quasi a scaricarsi di responsabilità, ti dicono di non
averti visto. L'analisi però pone l'accento
soprattutto su un fatto cognitivo: noi in pratica non vediamo quello
che non (ri)conosciamo. Plutone, dopo aver ricevuto la qualifica nel
1930, fu scrutato sapendo che... Se non avessimo saputo qualcosa, non
avremmo saputo né chiamarlo né guardarlo come
'pianeta'. La televisione, in questo senso, potrebbe essere
considerata uno strano meccanismo che esiste per fare conoscere
migliaia di individui alla maggior parte degli abitanti di una nazione
che ne conta 57 milioni. A quel punto, in teoria, chiunque dovrebbe
salutare per strada Brigitte Bardot o Jacques Chirac. Il problema
è che esistendo l'antipatia, non tutti possono essere lieti di
incrociarli e di salutarli. Ecco dunque che la televisione in fin dei
conti serve a poco (il risultato più visibile è proprio
quello di costringerti poi a renderti invisibile tra la folla). La
televisione servirebbe solo se riuscisse a dare alla gente criteri
costruttivi, cioè valori per distinguere le persone. A quel
punto diremmo: "Non salutiamo più Tizio Liberati. La
televisione ha detto a tutti quanto è scemo". Purtroppo
la cosa non si può fare.
Quell'uccello della vignetta porta scritto qualcosa sul
suo corpo per segnalare chi o cosa è? No. Allora ecco un altro
segno: dovete imparare a valutare un artista da voi, guardandolo,
senza necessità di pubblicazione di opere. Uno scrittore non
porta scritto sul collo che è uno scrittore. Dovete
riconoscerlo voi, da quello che dice o da come lo dice o da come si
comporta. Io potrei perfino girare per 70 anni sulla superficie
terrestre. Siete voi a dover capire cosa sono, senza attendere che
compaia una mia opera sul mercato per dire che sono 'quello'. Io non
avrei avuto bisogno di sapere che Moravia era già uno
scrittore se gli avessi parlato nel 1928 in quel sanatorio quando era
ancora Pincherle: avrei detto che lo era anche senza avere una lista
di libri pubblicati.
Rinascere significa riacquistare passioni ed entusiasmi anche per i singoli individui, imparare a conoscerli. Sapere vedere, come diceva Matteo Marangoni quando ancora si pensava che 'arte' fosse solo quella dei quadri e delle chiese. La 'non programmazione preventiva' č la premessa per vedere di pių. Sapere vedere è vedere al di là, scorgere cose oltre la normale fisicità della percezione, farsi attirare in modo inatteso e non programmato facendo in modo che sia la mente a suggerire contenuti che l'occhio nudo non coglierebbe.
Pagina pubblicata il 30 ottobre 2006, ultime modifiche il 22 gennaio 08