Cosa è un linguista?

E così in tutte
Vive chiunque. Fa chiunque. Alcuni naturalmente fanno cose più importanti. Siccome siamo animali con potenzialità diverse viviamo con una quantità di idee e di creazioni molto diversa da soggetto a soggetto. Facendo un seminario da linguista, ho comunicato i pensieri che possono agitare un linguista nel leggere carta di giornale. Ho potuto farlo perché sono un linguista. Posso anche non esercitarlo, nel senso di non ricevere una remunerazione per un'attività linguistica. Ma questo non impedisce che io lo sia.
I pensieri... soprattutto, contraddistinguono una natura da linguista. Da questi vi accorgete che quella persona è linguista (non 'esperto di lingue'). Io ho scritto su Grammatiche molte pagine sulle lingue: altri, pure qualificati e abilitati con un titolo, non avrebbero saputo scriverle. Come vedete, siamo già al di fuori dell'ordinario concetto di qualifica. Noi vediamo spesso avvisi pubblicitari in cui una scuola di lingue garantisce insegnanti qualificati. Intendono dire che 'essi hanno conseguito diploma'. Il problema però è che non è detto né che essi sappiano insegnare né che siano linguisti. Il fatto di avere conseguito un diploma non ci dice nessuna di queste due cose. Circa 7 ogni 10 persone che si laureano a pieni voti in qualcosa non solo non lo sono (quella cosa) ma non riescono nemmeno a coordinarsi per far nascere qualcosa. Tra loro, ci saranno alcuni che sono linguisti e possono insegnare mentre altri non sono linguisti pur insegnando.
Noi tutti sappiamo che quel signore, che tutti conosciamo, riporta notizie di cronaca in un quotidiano. E così diciamo che 'fa il giornalista'. Cosa vuol dire? In pratica, che passa le giornate per lo più all'interno di un locale insieme a un gruppo di colleghi, per comporre pezzi su quel che è accaduto nelle ultime ore. Poi, però, su Grammatiche abbiamo letto che egli fa decine di errori quasi tutti i giorni. Cosa significa? Se questo succede, significa che egli non ha una sensibilità per la lingua e allora sarebbe stato meglio che svolgesse un'altra attività. Lo stesso diremmo di un dentista che dopo una regolare laurea con specializzazione vive in uno studio nel quale riceve clienti sulla cui dentatura commette decine di errori. Qualche magistrato, dopo denuncia, gli farà pagare i danni per alcuni di essi ma il concetto principale è che egli non avrebbe dovuto fare il dentista perché non è un dentista. Più complicato far risalire a qualcuno l'errato indirizzo: forse c'è chi avrebbe dovuto dissuaderlo, ma questo non lo sappiamo. La società diploma e qualifica ma non ha un corrispondente potere di dissuasione nelle sedi che conferiscono titoli e diplomi. Monni, che è una persona libera, dice al tale che egli non è quella cosa. Ma quello che noi chiamiamo 'università' non è un soggetto vivente o inserito tra noi. Il massimo che potrà fare, se prevede test di ammissione, sarà non ammettere quel giovane (cosa che, invece, sappiamo essere indicativa di niente). Insomma, nei locali e nelle attività entrano milioni di persone che non sono quell'attività. Non viviamo in un sistema perfetto, come ho notato varie volte. In una comunità evoluta, anziché 'cosa fai nella vita', si domanderebbe "Cosa sei?".

Noam Chomsky, pur avendo scritto saggi di un certo interesse e compiuto studi molto stimolanti sulla materia cognitiva, non è un linguista. Questa, però, è una semplice constatazione.

Con il termine 'linguista' noi dovremmo intendere piuttosto 'chi conosca, parli e tratti di più lingue o della lingua in generale'. E' linguista un traduttore simultaneo in tre lingue. E' linguista un docente che scrive una sua grammatica. E' linguista una persona che insegna lingue, sapendo comunicar(l)e con un suo metodo di successo. E' linguista una persona che, richiesta di un parere su un problema di lingua, sa rispondere sempre e in modo articolato. Difficile viceversa dire che sia linguista chi si occupa di apprendimento da parte del cervello e ne parla ragionando sui processi di recezione del cervello stesso. Diremmo, insomma, che per Chomsky e altri mai fu trovata una vera definizione. Se esistono cattedre (faccio un esempio) di neuroscienze cognitive, occorre precisare che esse non insegnano né lingue né metodi per comprenderle. L'attivazione di reti neuronali del cervello nel momento in cui emettiamo i suoni (fonemi) provvisti di un significato è soltanto un processo fisiologico che poco o nulla informa sulle lingue stesse, perché queste - ripeto - sono un'entità a se stante ed esterna all'essere umano. Si formarono per processo evolutivo combinato e a un certo punto della storia vennero adottate naturalmente dagli uomini come mezzo per la comunicazione. L'imperfetta evoluzione dei primordi della civiltà determinò purtroppo anche quell'equivoco descritto da Memoriale, sull'oggetto principale delle religioni.

Premesso questo, gli aggregati di parole sono semplicemente combinazioni fonetiche sviluppatesi nel corso di evoluzione della cultura umana nelle varie zone della Terra. Essi possiedono una loro logica interna, che con il tempo rese necessaria anche la creazione di un insieme di regole chiamato grammatica. L'ordine stesso degli elementi del discorso, non essendo uguale in tutte le lingue, porta ad escludere che esista una grammatica universale. Proprio il contrario di quanto affermò Chomsky, venendo poi creduto anche da altri studiosi. Necessario allora concludere che se lo studioso americano non aveva nemmeno compreso la natura del linguaggio, fondando una teoria errata, egli non possa nemmeno essere considerato un linguista. Qualcuno potrebbe obiettarmi che in fondo sia una questione nominalista: deciso cosa sia, potremmo definire o meno in quel modo senza poter negare che chi scrive di lingue sia un linguista anche lui. Non sono d'accordo. Faccio un esempio: negli inserti scientifici dei quotidiani o delle riviste, si parla spesso di medicina e a scriverne sono semplici giornalisti. Essi scrivono di medicina, ma non sono medici. E' una differenza sostanziale, non una cosa da poco. Basterebbe che uno di loro andasse in uno studio di un medico professionista, per capirla.

Cominciamo dalle basi del complesso fenomeno di definizione del ruolo: noi disponiamo in ciascuno Stato di vari docenti di quella materia, ma non tutti questi docenti sono quella materia. Molti ad esempio insegnano antropologia, ma è dubbio che possano essere definiti antropologi. Chi insegna anatomia all'università di una certa città non è (necessariamente) medico. Chi insegna diritto penale all'università di una certa città non è (necessariamente) avvocato. E viceversa: essere avvocati non significa saperlo anche insegnare. Si può insegnare poesia o letteratura e non essere poeti o letterati. La relazione non ha delle costanti: diciamo solo che sono meno del 50% i docenti che sono (anche) quella materia. Essere quella materia significa esserlo per natura, essere abili in quella a prescindere dal fatto di avere un titolo o dall'aver conseguito una certa abilitazione. Sembrerà strano e per certi versi banale, eppure è lo stesso meccanismo che presiede a una mancanza di coincidenza tra il ruolo di chi insegna come giocare con la palla e chi gioca con la palla. Il primo ha un ruolo che non coincide con quello di calciatore. Allo stesso modo, chi insegna in una facoltà universitaria è certamente una persona che ha alle spalle degli studi. Quando però diventa titolare della cattedra, egli non fa che ricoprire il ruolo compiendo attività didattica in quella materia. E' quello, ad esempio, che ha fatto per tanti anni Tullio De Mauro affiancando la sua cattedra a un'intensa attività editoriale (innumerevoli le presenze del suo nome su enciclopedie e dizionari vari). Ma dall'esame di ciò che egli ha scritto voi potete dedurre soltanto che egli 'scrive sulle lingue'. Riportare quanto già esiste, citando cose e autori ma quasi mai apportando una nota personale che illumini è appunto ciò che limita chi non nasce precisamente dotato in un certo settore. Umberto Eco, oltre ad aver svolto attività didattica, è un fecondissimo scrittore. Ma dai contenuti di quello che scrive, difficilmente io potrei concludere che egli sia un linguista.

FAQ. Allora la deduzione più immediata sarebbe che un linguista non direbbe o non scriverebbe quelle cose?
Esatto. Quelle cose può scriverle un professore o un giornalista. Una persona nata con predisposizione per le lingue ne scriverebbe altre. Eco non si accorge (forse) che i suoi pezzi sull'Espresso sono giornalistici. Però, anche questa è una semplice constatazione. Paradossalmente, sono più interessanti questi di ciò che scriveva sui saggi per le edizioni Bompiani. In quanto docenti universitari, è difficile che si scrivano cose davvero importanti. O i professionisti sono essi stessi degli intellettuali per proprio conto (ma allora producono contributi che vanno a finire su giornali e riviste, cose spesso effimere), oppure fanno semplicemente attività didattica. Poi, magari, possono essere (ed è il caso di Eco) uomini simpatici e brillanti o (è il caso di De Mauro) uomini generosi. Ma sono altre paia di maniche.

Un docente potrebbe anche curare centinaia di repertori e aver compilato dizionari interi: se non parla in modo naturale lingue diverse dalla sua e se non arriva a comprendere per via autonoma determinati concetti è difficile definirlo con il nome della branca stessa. La cosa vale naturalmente a liberalizzare anche qui il settore: voi potreste trovare nel vostro piccolo comune in provincia di Ancona un trentenne privo di titoli che però insegna e sa di lingue come pochi. Quello è un linguista. Chi tratta di lingue ma senza avere una sua attività di elaborazione costante, giorno per giorno, difficilmente può giovarsi di una qualifica specialistica: lo fa come farebbe qualsiasi giornalista. In altre parole, se voi riferite sul vostro quotidiano di astronomia siete 'giornalista (esperto) di astronomia', ma è molto improbabile che siate (anche) astronomo. Lo sarete soltanto se avete per vostro conto un'attività di osservazione e di ricerca, la quale vi porta anche a fornire contributi a un ente o a un istituto o in ultima analisi a compiere degli studi vostri che un giorno potranno essere utili a qualcuno.

La pagina presente serve così a distanziare in modo preciso settori in cui, entrando parecchia gente, avremmo avuto una reale abbondanza di trattatisti in pubblico senza avere il settore stesso. Impariamo a definire cose e persone. Questo sarebbe importante per tutti, in un periodo che vede la televisione e i giornali mettere in giro una serie infinita di idee e di banalità di cui poi la gente non riesce a distinguere il fondamento.

Pagina del 6 novembre 2006, ultime modifiche 11 luglio 07