
Il sacro avviene solo in diretta
La pagina sul calcio si conclude con un invito a tornare al bello della diretta. Essendo quel calcio legato a decisioni e gesti compiuti in decimi di secondo io trovo poco intelligente che si passi anche mezz'ora per sviscerare una singola azione, per di più a una velocità rallentata che non è quella della diretta. Tutto ciò che accade dal vivo possiede, per ovvia concatenazione interna, una sacralità che le immagini stesse non possono documentare. Voi vivete dal vivo la bellezza di un'opera, di una sinfonia, di un balletto, di una rappresentazione teatrale, e non potete sentire la stessa cosa seguendola sullo schermo di una televisione. Diremmo perfino che la telecamera non rende giustizia o ragione degli uomini, tanto è vero che molti - rivedendosi - nemmeno si piacciono e a volte dicono di non riconoscersi. Se mai vi è capitato di vedervi nello specchio di un ascensore diversi da come immaginavate, questo è dovuto proprio all'effetto di un'immagine riflessa rispetto alla realtà pura e semplice.
Quando la cosa avviene in diretta e voi siete in mezzo a parteciparvi, potete sentire cose che altri nemmeno immaginano. Il mezzo che rallenta le immagini delle azioni di un campo di calcio è infido anch'esso perché la scomposizione dei gesti singoli che compongono nel loro insieme una caduta può trarre in inganno. Questa scomposizione può sì accertare la dinamica di un movimento del corpo, ma non il moto psichico da cui esso è originato. In certi casi, noi dovremmo perfino osservare che una simulazione apparente non era tale perché quel giocatore è caduto per un altro motivo. Quale altro? Il mezzo televisivo non può dircelo. Soltanto un'eventuale macchina in diretta, piazzata dentro il corpo del giocatore e con una dichiarazione-verità, avrebbe testimoniato quella occasione. A me che guardo, la moviola mi dice che è simulazione di chi cade in area al 90% dei casi. Perché? Perché quello sa già che cadere può procurare un vantaggio a lui e alla sua squadra. Soltanto quando il giocatore è intimidito o confida di poter segnare ugualmente resiste in piedi. Allora, che succede? In nove casi su dieci, chi ha sentito un semplice contatto si lascia cadere facilmente. In via teorica, questo non è calcio di rigore perché quei contatti non sono tali da provocare in condizioni normali proprio quella caduta. L'arbitro, in decimi di secondo, non può accorgersi di questo e così se vede un fallo concede un rigore. Si dirà che è un'imperfezione. E invece no: il bello sta proprio nel fatto molto umano di poter errare. Altrimenti faremmo arbitrare le partite a un computer. Quello che lamentano i mugugnoni nel senso di disparità (esempio: espulsione per fallo sull'ultimo uomo) è in un certo senso il sale, poiché nella diretta (= in quel frammento spazio-temporale) l'arbitro ha deciso in quel modo. Quello è stato il messaggio. E a noi interessa proprio questo. Dire, a casa, che noi avremmo fatto in un altro modo non è possibile perché noi non eravamo lì in quel momento.
Ho così evidenziato un'incongruenza, che gli ignoranti a casa e nelle varie emittenti televisive non capiscono. Il bello è quello che succede in campo, non quello che possiamo dire noi sei ore dopo davanti allo schermo. Noi rivedendo una partita esaminiamo gesti che resteranno per sempre quelli, e non possiamo sostituire a quelli la nostra visione successiva.
Nella Nuova Era si accoglie qualsiasi evento con la serenità distaccata di chi cerca di capire un evento, non con la partecipazione di chi lo subisce e ne soffre. Non si dice mai a un ragazzo: "Devi essere il primo, devi rendere a scuola" (quello che dicevano a noi). Si dice: "Cerca di crescere, di capire, di fare tesoro di quello che ti insegnano". Nel 2150 e nel 2240 si insegnerà ai ragazzi a compenetrarsi nel vivo delle singole giornate, senza molte raccomandazioni. Tutti gli uomini della Terra saranno diversi, tra 140 e tra 230 anni. Tra due secoli non esisterà più alcuna Chiesa. Le persone avranno una ritualità cosmica proiettata direttamente nell'etere, con una padronanza completa del loro corpo. Non esisteranno rappresentanti del divino, poiché questo verrà vissuto individualmente nel corpo di ciascuno. Non si faranno più preghiere, perché non ci saranno persone morte o santi a cui raccomandarsi. Si vivrà tutti il bello della diretta, in qualsiasi cosa. E il tempo presente sarà al centro di tutte le iniziazioni spirituali, trattandosi di sintonizzare il corpo su determinate frequenze cosmiche. Nella Nuova Era, un rigore dovrebbe essere raccontato dal protagonista più che analizzato dagli altri sugli schermi. Mentre scrivo, ho aggiunto molte certezze sulle parole-chiave del 2006 che in febbraio erano ancora allo stadio del 'dubbio'. Una delle immagini più impresse è il rigore mancato da Trezeguet nella finale del campionato del mondo. Egli non prende una vera rincorsa: caracolla lentamente, agitando con fatica gambe e natiche quasi intendesse disorientare l'altro. Infine calcia in maniera un tantino rigida e puntata, colpendo il palo. Nemesi: egli era stato l'uomo-giustiziere della precedente partita del 2000 tra le due nazionali. Ora contraccambiava. In settembre, le due squadre si ritrovarono a Parigi. Cannavaro, che era stato l'eroe del campionato mondiale in Germania, risultò il peggiore in campo segnando un'autorete e andando a vuoto sul terzo gol. Contraccambiava.
Attimi cruciali, come in tutte le partite. In essi, noi ci incontriamo con lo spazio-tempo come faremmo con un signore che non conosciamo e che ci viene incontro improvvisamente nella stazione di ristoro di un'autostrada. Cosa gli diremo? Attimi cruciali. Supponete: voi siete in una di queste stazioni e uscite dall'autogrill dopo aver consumato un caffè e un panino. Vi state dirigendo verso la vostra auto. Improvvisamente, si para davanti a voi una bella signora che vi dice: "Ciao. Come stai?". Cosa fate? Cosa dite? Ecco uno dei casi in cui la diretta serve a dire cosa vivete e cosa incontrate, perché è come se incontraste voi stessi. La vostra reazione informerebbe di tante cose. Ed è interessante notare che non sarebbe mai la stessa 24 ore dopo. Diverso frammento spesso significa diverso comportamento. E bastano pochi minuti per fare la differenza. Se me lo avessi chiesto mezz'ora dopo ti avrei detto di sì. Ma in quel momento ero ancora troppo scosso e non ho avuto coraggio. Ecco una delle frasi che illustrano una diversa giornata, a distanza di pochi minuti. I meno intelligenti non si renderanno conto. Tutti dovremmo pensare: "Se i rigori si fossero battuti due ore dopo avremmo avuto un risultato diverso".
La bellezza della diretta è incommensurabile, perché nel fazzoletto di tre minuti possono avvenire cose uniche. Si possono compiere grandi gesta o al contrario cadere in piccoli infortuni personali. Perché il titolo di questa pagina parla del sacro? Perché anche il sacro, avvenendo in questi frammenti, porta con sé tutto il peso di quel momento. Nei primi giorni di ottobre 2006 abbiamo avuto nella Tv italiana molte baruffe. Gli ospiti in studio erano spesso nervosi, e gli scambi pesanti sono stati in gran numero. Quando succede questo, ai telespettatori a casa si fanno rivedere questi momenti non come se fossero momenti-verità ma come semplice zucchero per chi ama osservare una rissa. E nel frattempo alcuni arrivano addirittura a suscitare dubbi affermando che la cosa fosse preparata. A questo contribuisce l'idea che una lite in uno studio televisivo faccia 'ascolto'. In verità, è il classico ascolto dei cretini. Cose da vergognarsi.
La telepatia è proprio il culmine, l'apoteosi della diretta.
Pagina del 6 ottobre 2006