
Nella tua testa non ci sono frontiere
Dovrete trasformare
il concetto di arte,
intuirlo dentro
di voi vedendolo nella vita,
non andare solo alla ricerca
di singole opere pubblicate.
Quando ero ragazzo, una delle mie più grandi curiosità era situarmi al confine tra uno Stato e un altro. Mi dicevo: "Se io pongo la gamba sinistra al di là della linea (Menton) e la gamba destra al di qua (Ventimiglia) in quale Stato sarò?". La situazione mi eccitava particolarmente. A pensarla soltanto, era un problema che sconfinava perfino con la ingegneria del diritto internazionale. A realizzarla per davvero, avrei dovuto trovare il modo mediante una linea divisoria.
Quando per la prima volta, nel 1977, mi trovai a poterlo fare mi accorsi che quella linea non c'era. Mostrati i documenti (allora si faceva tutti) al personale italiano di frontiera, si passava dopo qualche centinaio di metri al personale di frontiera francese. Ma non esisteva, sulla strada percorribile in auto, una linea che separasse fisicamente i due Stati. Sul territorio, mai si porrebbe la questione perché nessun comune si stende sul bordo. Menton è tutta di là, Ventimiglia è tutta di qua. Ma di là e di qua di cosa? Ecco il problema centrale. Che sia un non-problema vi accorgete dal fatto che le frontiere stesse sono una finzione politica: se non avessimo Stati (pur avendo nazioni) non avremmo nemmeno confini. Entrando in un ristorante a quella latitudine e a quella longitudine, solo la lingua utilizzata dai gestori mi direbbe entro quale nazione mi trovo. E se ci penso, è solo un fatto di origine: quei signori parlano francese perché nacquero e crebbero in una famiglia che apparteneva a quella nazione. Dunque, mangiando appena trecento metri oltre quella frontiera direi: "Sono in territorio francese" e la spiegazione ultima sarebbe: "Qui risiedono persone che compongono la nazione francese. Potrebbero essere le ultime, cioè le più vicine - in un ipotetico sud-est - a quelle che compongono la nazione italiana". Allo stesso modo ragionerebbero i cittadini francesi nei riguardi di quelli appartenenenti alla nazione spagnola, lungo i Pirenei.
Nella nostra testa e (sperabilmente, per ora) nella nostra vita, nulla di tutto ciò accade ed è mai accaduto. Non avendo necessità di una finzione come una linea divisoria tra le cose e i concetti, noi pensiamo in maniera 'globale' ragionando come se tutte le cose e tutti fossero insieme. Ecco l'idea fondante dell'Era nella quale siamo entrati. Questa idea fa sì che ora non esista più alcuna separazione.
Quelle che ancora esistono in quanto 'sigilli' della proprietà privata (confini di un campo, area di un palazzo condominiale, ecc.ecc.) sono soltanto contorni di un oggetto chiamato patrimonio.
Tutti, dico tutti i limiti osservati e i danni apportati nella Vecchia Era nascevano proprio dalla separazione. La scuola era il primo luogo in cui, nella tua vita, imparavi a separare. Difatti, dove la mentalità era retriva c'erano scuole con allievi soltanto di un sesso. Difatti, si usava scrivere i buoni e i cattivi dietro la lavagna. Difatti, si usava gareggiare idealmente per essere il primo della classe (come se imparare implicasse una gara). Soprattutto, il primo grande emblema della separazione erano i programmi stessi. All'inizio dell'anno ti consegnavano un programma in cui era scritto: ogni lunedì alle 8.30 l'ora di italiano, alle 9.30 storia, alle 10.30 matematica, alle 11.30 educazione fisica, alle 12.30 scienze.
Come se si imparasse a scaglioni, anche nella nostra mente. Tu in verità insegni a qualcuno dei concetti e quando per caso cambiassi settore mica gli annunci che lo fai. Nessuno, mentre parla, dice: "Attento, ora passo alla geografia". Si parla, semplicemente... di quel che si deve.
La suddivisione in materie, tuttora esistente, è anch'essa un retaggio di un'epoca antica della nostra condizione. Ecco spiegato, per analogia, il motivo per cui vi vedo molto stupidi nell'organizzare ogni anno in successione festival della filosofia, della letteratura, della scienza, delle parole, della musica, ecc. Perché un festival? Questa è la domanda che mi verrebbe da porre. E' come se anziché mangiare quando ho fame io mangiassi in conseguenza annunci di questo tipo: "Alle 19.40 stasera sagra del cibo, si mangia!". Vi sembrerebbe bello? Le sagre, in quanto sinonimo di festival, sono l'emblema di un mondo che non esiste più. Un mondo in cui chi organizzava si trovava ad annunciare un tema, come se la cultura fosse divisa in tanti settori.
Nella scuola trovavi il secondo potente emblema di quella separazione, scandito da una campanella: la ricreazione. Era nient'altro che uno spazio di 15 minuti in cui si usciva dall'aula, chi per consumare una breve merenda delle 11 chi per fare una chiacchiera distensiva chi per fare altre cose in toilette. Pensate qui, per stare sempre al paragone, se mentre lavoriamo al computer avessimo un orario prefissato per andare al bagno e non ci andassimo invece quando realmente ne sentiamo bisogno. L'idea di avere una ricreazione a metà mattina, ad orari prefissati, ripete quella degli hobby. Quando il cretino di turno ci fa la domanda rituale utilizzando questa parola (hobby) noi dovremmo rispondergli che non ne abbiamo: quello che facciamo lo facciamo con piacere, punto e basta. Concepire hobby è come separare anche qui tra una vita necessitata e degli spazi liberi in cui uno dicesse: "Sono le 17, ora mi dò a questo". Il terzo emblema era invece fuori dalla scuola, e furono sempre le ferie estive (da molti chiamate vacanze, da alcuni fino a 25 anni fa villeggiatura). Arrivati ai primi di giugno, staccando dalla scuola per più di tre mesi, si programmava per la propria famiglia un periodo di 'cambio d'aria' in una località piuttosto distante da quella della nostra residenza. La cosa ci distingueva, nel senso che avremmo potuto creare la barzelletta di un tale che viveva a Cortina d'Ampezzo per 11 mesi all'anno e nel dodicesimo faceva le ferie nella stessa località. Una barzelletta che si ripete in quei giovani che intervistati il 26 e il 27 agosto 2006 facevano un sospiro: "Eh sì, da domani si torna in ufficio". Come se, per impossibilità di natura, non avessero potuto fare qualcosa relativo all'ufficio stesso seduti in spiaggia. E come se... viceversa, durante una giornata di ottobre, non potessero comodamente sdraiarsi al sole che batte sul terrazzo stesso dell'ufficio per usufruirne. Per concepire tutte queste separazioni, occorreva per l'appunto essere collettivamente molto stupidi.
La natura poi non ci avrebbe mai seguito. Inutile quindi ascoltare quelli che ti dicono: "Ma il caldo da noi viene in quei tre mesi". Anche il freddo estremo viene in quei tre mesi. Non per questo organizziamo un diverso modo di essere, nella nostra vita. Parlarne molto, ad esempio, sarà un fatto di scarsa civiltà. La pioggia non è sempre uguale? Cade acqua dall'alto, pare. Il calore non è sempre uguale? La temperatura si innalza, per un effetto più forte dei raggi solari.
Un ovvio principio di non-separazione delle cose fa sì che un maestro debba insegnare tutto, e dunque che un giovane debba imparare tutte le materie. Insegnare tutto vuol dire poter comunicare di qualsiasi cosa (occorra sapere). Significa insegnare come è fatta la materia, come è fatto il nostro corpo, situandoli poi nelle varie azioni compiute in passato o da compiersi oggi in un certo luogo della Terra. Pensate che con quest'ultima frase ho sintetizzato insieme e nell'ordine fisica, chimica, medicina, anatomia, biologia, storia, geografia, educazione civica, politica, astrobiologia. Non vi è dubbio infatti che chi si trovi a comunicare ai giovani per formarli non possa limitarsi a un settore. Noi oggi abbiamo ancora istituti delimitati dalla materia stessa che essi insegnano (e per la quale conferiscono un titolo). Così, diciamo che uno si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, un altro a medicina, un altro ancora a economia e commercio. Dentro quegli istituti, le lezioni si tengono soltanto su materie ruotanti attorno a quel concetto (esami di giurisprudenza, esami di medicina, esami di economia). Per limitarsi a queste, i vari docenti furono infatti dotati di una cattedra. E questa coincide appunto con quell'insegnamento (Tizio Liberati, docente di diritto penale all'Università di Genova; cattedra di statistica comparata, all'Università di Bologna). Cose molto limitate. Qualcuno ha obiettato, leggendomi, che lo Stato non può abilitare docenti all'insegnamento di tutto. Ma tutto non è una materia. Un maestro comunica di tutto perché tutto occorrerebbe sapere. Questo vuol dire appunto che non basta conoscere un po' di fisica, se vuoi formarti. Non basta sapere di matematica, se vuoi capire il mondo in cui viviamo. Occorrerà anche sapere di altre cose. E io stesso ho dato un esempio su Internet parlando di tutto. Se lo Stato dovesse convertirsi a questo non dirà che 'in quella Università il docente Tal dei Tali insegna tutto'. Tutto non è una materia. Dirà semplicemente che insegna. Ecco un modo per andare oltre la separazione. Pensare che si possa organizzare un Festival della Filosofia è come pensare di poter sentire musica solo quando uno ci dice: "Ora, che sono le 16 del 17 settembre 2006, sentiamo musica!". Non viviamo di annunci, grazie a dio. Se io insegno, insegno sempre e in qualsiasi luogo. Perfino parlando in un bar di un rigore concesso ieri all'Atalanta potrei insegnare qualcosa a qualcuno.
Solo le enciclopedie sono costrette, per ovvi motivi, a separare lo scibile in tanti settori. E così escono volumi separati, per ciascuno. Ma se così continuano a fare, è perché manca ancora la mentalità per affrontare tutto. Basterebbe dire che è una balla dire che ci siano 1 miliardo di Musulmani e tutto cambierebbe.
Il
principio di non-separazione implica che nella vita non si passi da
un'attività ufficiale a un hobby. Queste sono soltanto parole.
Il principio di non-separazione implica che nella vita non esistano
occupati e dis-occupati. Tutti facciamo qualcosa: il nostro corpo
respira. Il principio di non-separazione implica che nella vita non
esistano steccati tra cose diverse che possiamo fare. Se ne abbiamo
la possibilità, le facciamo tutte. E così, se uno che
cura i denti (dentista) trovasse il tempo di lavorare con il legno
(falegname) perché no? Sarà magari capace di svolgere
più attività.
Viceversa,
gli uomini sorridevano di questo. Un giorno un tale di Milano
chiamato Enzo, nato nel 1935, si mise a cantare e suonare. Poi si
laureò e diventò medico. Dopo che la maggioranza lo
conobbe come cantante, quasi tutti sorridevano a pensarlo anche
medico. Caso in cui pesava un condizionamento: nessun medico si mette
a fare le piroette nel suo studio. In genere, gli specialisti di
medicina hanno un contegno contenuto e non volteggiano nell'aria.
Un giorno io stesso, dopo la consueta lezione di astrologia, portatala al mare
baciai una delle giovani che frequentava il mio corso. Lei poi se ne
stupì e disse che faticava a vedermi in quell'altra veste. Effetto, sempre, di
una barriera finta creata dal nostro cervello.
Il principio di non-separazione implica che nella vita dobbiamo essere aperti a tutto: qualsiasi cosa può succedere. La prima annata a dirci questo fu il 1968. Si diceva specialmente tra i giovani intellettuali francesi, che organizzavano la protesta a Parigi. Il principio di non-separazione implica che nella vita tutto possa essere studiato e analizzato senza una particolare forma di scandalo. Questo ce lo insegnò il 1970, accogliendo dentro di sé una gran dose di cinema spudorato e rendendo quel genere di cose meno inaccettabile. La storia delle annate serviva proprio a darvi l'idea del cammino compiuto. Tutto ciò che un anno permetteva non era stato accolto dai precedenti. Significa che l'accoglierlo, da parte sua, fu come un copyright. Chi porta il copyright della cultura alternativa? Molti, senza Memoriale, avrebbero esitato perché avrebbero detto in generale 'la fine degli anni '60'. E invece no: il copyright dell'alternativo appartiene al 1967, indubitabilmente. Un diritto d'autore molto significativo. Chi porta il copyright della prima vera seduzione nel moderno? Certissimamente, il 1962. Lo abbiamo imparato dall'Era dell'Ascesa: nessun anno in precedenza aveva osato fino a quel punto (nei testi, nei nuovi prodotti). E così via. Tutti questi simboli, profondamente collegati allo spazio-tempo, sono stati introdotti da me. Quindi, le annate resteranno un copyright di Memoriale e del suo autore. Esse mostrano, senza dubbio, che la realtà (=ciò che accade, in mezzo a noi) possiede molti fili collegati. Procedendo, in quest'opera di interconnessione globale, arriverete sempre di più all'idea-guida di questa pagina. Che nulla sia separato da tutto il resto.
Mentre scrivo, i giornalisti (sempre loro) cominciano a stupirsi del fatto di non avere l'ex-premier al centro della ribalta. Ecco una schiavitù. Come se non potessero costruire altrimenti le prime pagine. Anziché essere tutti contenti, fanno come quei pesciolini che al primo giorno in cui non trovarono pezzetti di cibo gettati nell'acquario attesero inutilmente. La famiglia Rossi aveva in anti-camera un grande recipiente con decine di pesci diversi. Ogni giorno, alle 13.30 i ragazzi usavano suonare una campanella sopra l'acquario per annunciare l'arrivo del cibo. Quel giorno, i ragazzi decisero di fare un esperimento: suonare la campanella, ma non far cadere cibo nella vasca. Volevano vedere le reazioni dei pesci. E così si accorsero che i pesci all'udir la campanella si erano appostati come ogni giorno con la bocca aperta all'insù nell'atto di ricevere. Ma quel giorno, alla campanella non seguì alcun cibo. Così appaiono i giornalisti: se tu li imbocchi ogni giorno per anni, essi si adattano. Fossero anche sciocchezze, a loro va bene. Se le fonti cominciano a mancare, cosa faranno? Ecco dunque un'attività molto precaria.
Perché quella ragazza austriaca che è stata tenuta segregata per tanti anni da un maniaco dopo la liberazione (e il suicidio del maniaco stesso) ha anche sentimenti non spiacevoli verso il suo carnefice? Perché, anche qui, nessuno ha comandato al suo cervello una rigida separazione tra concetti. Nessuno le disse in principio che la decenza è questo, che la morale è quell'altro, che il confine tra le cose belle e brutte è qui, che l'altro confine è là. Se conviviamo con qualcuno, tendiamo comunque a nutrire un minimo di affetto perchè il nostro essere si attacca e lo considera parte integrante di una sua 'famiglia' (accoglierete qui il senso da me dato nella pagina 'return'). Tante persone avevano considerato Plutone come uno dei membri non solo della famiglia planetaria in cielo, ma anche della loro vita. Dargli un diverso status, oggi, è duro per loro. Qualcuno sorriderà, ma per tanti non avere le telefonate di Luciano Moggi sarà ugualmente duro perché vi erano abituati. Tutte le cose a cui facciamo l'abitudine col tempo diventano membri della nostra famiglia. Questo è un concetto tipica dell'era attuale, perché la famiglia non può più essere considerata rigidamente la coppia a due che si sposava in chiesa e si accresceva negli anni con l'arrivo di nuovi nati. Allora dovremo dirlo a tutti, educando anche a un diverso modo di vedere le cose. Il modo di farlo è appunto immaginare che non esista una separazione: c'è chi lo fa, c'è chi non lo fa. Non sposarsi non vuol dire non trovare marito/moglie, come si usava dire 50 anni fa. Sono 'normali' entrambe le condizioni. La vita riserva tante soddisfazioni anche di diverso tipo, non possiamo credere di soddisfarci soltanto sposandoci.
Se esiste perfino un orgasmo senza sesso (ora vedrete Focus e altri settimanali fare un servizio su questo) significa che la vita non riserva occasioni specifiche a chi voglia goderla.
Il principio di non-separazione implica poi che tu puoi fare e memorizzare un numero indeterminato e infinito di cose. Nel momento in cui ti occorrono, il cervello le recupera ripresentandole. Se le concepissi separate non avresti questa prontezza di memoria, perché ciascuno vivrebbe separata come in un suo loculo. Invece, per associazione di immagini, ecco che un'idea ne richiama un'altra. Segreto: la facoltà di concepire tutto in modo globale. Quando ricordate, non avete uno scaffale da cui estraete per cassetti. Semplicemente, vi viene alla mente.
Pagina pubblicata il 6 settembre 2006