Il giornalismo informa. In questo incontra limiti e non fa la giustizia

Se è necessario ricordare questo, significa che anche qui erano stati varcati dei confini senza che qualcuno si preoccupasse di ristabilirli. Ce ne accorgemmo al momento di constatare la degenerazione del sistema in quel programma serale di Canale5 in cui alcuni inviati talvolta si sostituiscono a polizia, guardia di finanza e magistrati per amministrare una specie di 'giustizia personale' che non trova alcuna base nel nostro ordinamento. Se quel lavoro talvolta concorre con quello esercitato in nome del popolo dalla magistratura si deve a una conseguenza molto facile da descrivere: se Tizio va in una fattoria, con un microfono e una telecamera, può trovare e segnalare un'ampia quantità di violazioni di legge, di abusi, di inosservanze. Questo non vuol dire che, facendolo, Tizio diventi qualcosa (di diverso da un giornalista) o assuma un ruolo riconosciuto. Se io per strada fermassi con la forza un rapinatore in fuga, la polizia sopravveniente mi ringrazierebbe ma la mia azione sarebbe soltanto 'volontaristica'. Questa premessa serve a ricordare a tutti che le nostre azioni o trovano una legittimazione da qualche parte o sono soltanto 'scelte e iniziative personali'. In quanto tali, pensate, non incontrerebbero nemmeno una tutela.

Con gli anni, il giornalismo divenne tante cose. Lo sappiamo tutti. Prendendo dei fogli al mattino, io apprendo chi è Tizio e a volte dove ha sbagliato Caio. Considerazioni inserite nei servizi non solo riferiscono di iniziative da parte della polizia e dei magistrati, ma possono arrivare anche a costituire 'materia nuova' per gli inquirenti. Questo nei casi positivi. Purtroppo prevalgono quelli negativi, in cui il singolo giornalista esagera ed enfatizza ciò che appare semplicemente 'apertura di fascicolo'. Ecco perché un intervento del parlamento a un certo punto cominciò a diventare necessario. Troppe le notizie del tipo 'Indagato Mauro Abietti'. E detto in questo modo, si abusava ovviamente dei nomi conosciuti per fare notizia. Al tempo stesso, il singolo giornalista si gettava avidamente su quel pasto costruendo recinti suoi di punibilità del tipo 'Ascesa e caduta di Mauro Abietti'. Nel fare questo, erano molte le occasioni di aggravare la posizione dell'indagato con notizie che i redattori si procuravano in modo non sempre ortodosso e lecito da fonti poco degne di rispetto. In tutto questo, profittavano sia di una legge sulla stampa carente sia di magistrati complici che in mancanza di una disciplina superiore provvedevano a dare alla stampa 'soffiate' clamorose e indiscrezioni sugli atti ancora in corso di indagine. Insomma, sia detto a questo relatore poco esperto delle Nazioni Unite, vivevamo tutti in quello che si usa definire 'Far West'.

La stampa non può concorrere alla funzione giudiziaria svolgendo inchieste. Questo lo vietano espressamente due principi, anche se in modo implicito. Il primo è la funzione per la quale essa si adopera ogni giorno. 'Informare' significa riferire. Ricostruendo dal principio: un editore provvisto di denaro fonda una testata, che poi si avvale dell'operato di centinaia di professionisti (e pubblicisti) per confezionare ogni 24 ore una documentazione. Questa riguarda ciò che avviene, non ciò che si debba punire o su cui si debba indagare. Se lo fa, se ne assume comunque responsabilità (e quindi non ha senso che il relatore giudichi sproporzionata l'entità delle pene). Se un giornalista diffonde notizie false o espressamente calunniose sul conto di una persona, è normale che questa tuteli se stessa anche in giudizio chiedendo risarcimento. Il secondo è l'esclusiva che la Costituzione e le altre leggi attribuiscono a professionisti che superano un severo concorso (e sono dunque più competenti, in teoria, di qualsiasi giornalista). Questa esclusiva serve a riservare a loro la funzione sociale sia preventiva sia consequenziale rispetto alla commissione di atti illeciti e di reati. Sull'argomento potrei scrivere tomi di migliaia di pagine, ma ritengo opportuno arrestarmi qui. Con la massima sintesi, si serve sempre l'obiettivo di fare chiarezza. La legge attualmente in esame e in via di approvazione serviva a stabilire dei limiti e ad apporre un recinto ragionevole laddove un settore (giornalismo) aveva valicato tutti i confini. Godere della libertà e del diritto di fare una cosa significa anche saper farla con il rispetto delle procedure e della dignità dei singoli. Erano le 20.30 del 14 luglio 2010

FAQ. La legge-bavaglio limita o no la libertà di stampa? La limita, certamente, ma questo è stato necessario. Se una donna crede di registrare a un certo punto anche i sospiri di un primo ministro che con lei si incontra privatamente, utlizzando poi questo audio, vuol dire che siamo giunti a un pericoloso punto di non ritorno. In assenza di una specifica disciplina, chiunque potrebbe profittare di chiunque e magari incassare anche gli utili di una certa visibilità sulla stampa. Cosa arrivava in edicola? Una specie di libero bazar in cui qualunque testata poteva riferire di qualsiasi cosa. E questa non è libertà di stampa. E' solo caos. Occorreva soprattutto ristabilire i diritti della nostra vita individuale, che sono sacri proprio perché appartengono a noi e noi stessi siamo interessati a proteggerli da chiunque. Vedere trascritto su fogli visibili da tutti il contenuto di una nostra telefonata è cosa particolarmente grave, perché ci priva del diritto di decidere noi cosa è segreto e cosa non lo è. Uno sconfinamento che aveva portato la massima confusione sociale.

FAQ. Alcuni giornalisti ritengono che il loro mestiere resti poco interessante, dopo questa legge. Ovvia conseguenza di quelle limitazioni. Questo è vero. E sarebbe istruttivo proprio il fatto di recuperare credibilità per la categoria in un senso finalmente di restrizione e non di eccesso. Molto interessante sarebbe proprio verificare come reagirebbe la stampa quotidiana, dovendo osservare quei limiti (senza dunque indulgere alla tentazione dello 'scoop' e della notizia-bomba del giorno). Una specie di 'cinghia che si restringe', smussando quel facile moralismo e quella tendenza a costruire accuse quotidiane. Se passasse questa legge, finalmente rinasceremmo tutti. E che questo accada sotto la mia presidenza è quanto mai confortante. 20.54