
Cosa è il contesto?
Ieri mattina, conversando, con una coppia di giovani turisti americani (non specializzati nel nostro campo) ho fatto d'improvviso questa domanda
How can you distinguish a writer from a rider, if you pronounce the two words in the same way?
Risposta scontata. Quando non si ha alle spalle riflessioni, si dice
It depends on the context
E così mi hanno detto. Quando ho accennato a una prosecuzione del discorso, la ragazza ha aggiunto
That may be even because we speak fast
Quest'aggiunta mi ha colpito. Per un cittadino medio americano, la differenza tra la pronuncia britannica e quella americana della parola 'writer' potrebbe essere una conseguenza del fatto che loro (negli Stati Uniti) parlano più rapidamente. La cosa farebbe pensare che pronunciare 'bew-tea' alla maniera inglese sia più lento e dispendioso che dire "biùdi'. Cose piuttosto buffe, e appartenenti - per lunga tradizione - non solo al nostro modo di essere ma anche a ciò che vi aggiunge il nostro pensiero in materia. In fondo, se non esistessero grammatiche scritte, si potrebbe dire che la grammatica sia una 'corrente filosofica' o un 'sistema di pensiero'. Ma torniamo alla prima frase. Tutti l'abbiamo sentita, in tutte le lingue del mondo, migliaia di volte. E' una frase comoda, che permette di 'relativizzare' un po' tutto. Ma cosa sarà questo contesto? Se loro dicono che il senso del suono 'raider', nella loro lingua, si coglie automaticamente allora non c'è nemmeno problema. Potremmo perfino avere decine di migliaia di pronunce uguali: per ciascuna, comprendente ben due diverse accezioni, diremmo che si capisce il significato a seconda di ciò che vogliamo dire. Il problema, invece, è che capita solo a un centinaio di parole e forse nemmeno. Queste, trovando la medesima pronuncia di un'altra, diventano negli Stati Uniti ambivalenti. Non così, ovviamente, in Gran Bretagna (dove raider è il 'rider' e raiter è il 'writer'). Diciamo quindi che la non pronuncia della 't' per gli Americani diventa un'insidia, mentre in Gran Bretagna nemmeno conoscono il problema. Se si dice che dipende dal contesto, dovremmo pensare che ogni volta che gli Americani pronuncino quel suono abbiano bisogno di decodificare in decimi di secondo che parola è delle due? No, perché in realtà sono rari i pericoli di fraintendimento. Uno può capitare se dico le seguenti frasi
I'd never be an easy X
I'd never be a good X
La parola X sta per il suono 'raider'. Se siete intelligenti, avrete capito per quale motivo l'ho criptato. Bene, se io dico queste frasi negli Stati Uniti esiste qualche dubbio. E qui soccorre l'ovvio pensiero che appunto dipenda dal contesto. Che significa? Se prima parlavo di percorsi è un conto, se parlavo di letteratura un altro. E così contesto significa "ambito semantico in cui la frase è situata". Se decide quest'ambito, quando esistano ragionevoli possibilità di dubbio, si determina una situazione per cui il suono si rivela insufficiente. Il mio orecchio sente quello e sente bene, ma per comunicarmi il senso occorre un ulteriore piccolo sforzo del cervello che in pochi decimi accoppia quel suono alla giusta accezione del termine.
Il contesto è in grammatica un terreno talvolta scivoloso, che fa lavorare un pochino di più (e magari sarà ben accetto proprio per questo, in quanto produttore di stimoli). In lingua italiana, capita soltanto per una pluralità di significati della parola medesima. Se noi diciamo che l'aria è fine, sarà una cosa in quanto detta a Cortina d'Ampezzo e un'altra in quanto detta a un concerto di musiche di Verdi. Decide anche qui il contesto? Sì. Le frasi, del resto, non vivono per aria e vengono dette per riferirsi a un oggetto nel quale ci si trova in quel momento o che improvvisamente diventa protagonista del discorso stesso. Però è un fatto che resta occulto. Quando noi diciamo che decide il contesto in verità il senso è già pre-formato, e dunque non si pone mai il problema. Se lo diciamo, è proprio per rispondere quando ci viene domandato o quando lo pensiamo noi stessi. Non esiste un problema di scelta: le frasi vengono eruttate come sono e come devono essere.
Il fenomeno si allarga, tuttavia, se noi applichiamo la problematica all'evoluzione cioè ai mutamenti intervenuti nel tempo. In questo caso, è più interessante. Capita che una medesima frase assuma un diverso significato, se detta nel 1964 o nel 2006. Oggi noi usiamo ad esempio l'aggettivo bi-partisan per indicare qualcosa che ha messo d'accordo le due fazioni contrapposte. Ma lo intendiamo così solo perché lo sappiamo in anticipo (che è così). Se nel 1964 un cittadino di lingua italiana avesse detto che il Parlamento ha adottato una decisione bi-partisan, l'altro - non conoscendo questa parola, che non aveva l'uso di oggi - avrebbe capito che il Parlamento era stato due volte partigiano o che era stato ripetutamente parziale in qualche senso. Cambia dunque anche il modo di interpretare le cose, e questo avviene proprio in coincidenza con un contesto differente. Oggi, infatti, quella parola è di moda soprattutto per via del bipolarismo esistente a partire dal 1994. Alcune cose, che ruotano attorno ai due poli in Parlamento, hanno ricevuto una spinta proprio dal consolidarsi di questa tematica e dalle conseguenze del maggioritario. Quindi, possiamo dire che non è sbagliato pensare a un'influenza del contesto anche in senso esterno alla lingua.
Il contesto, insomma, è uno strano e indefinito meccanismo che governa tutte le lingue nel senso di indirizzarle dove la parola o la frase devono cadere. Se decide un'epoca, si ha effetti per via di un certo uso (che prima, o dopo, sarebbe stato ignorato). Noi il contesto non lo guidiamo mai, salvo il raro caso che il nostro intento sia di esprimere una frase per uno scopo particolare.
Sempre ieri mattina, quasi a completare il discorso, ho chiesto ai miei interlocutori
Have you been in Rome or Have you been to Rome?
Hanno esitato. Sapevo che se mi fossi riferito a una nazione essi mi avrebbero detto senza indugi Have-you-been-to-Italy perché la loro grammatica così ha ordinato. Con una città, la risposta non è univoca: pare che siano possibili entrambi a seconda che si indichi stato in luogo oppure moto a luogo. E così non mi hanno saputo dare una risposta, dopo aver fatto il gesto di pensarci. Quando due proposizioni diverse sono possibili, la frase ugualmente richiede un contesto per scegliere una delle due. Se questo contesto non viene indicato, chi deve dare una risposta si trova in pratica a viaggiare tra due mondi virtuali e possibili: uno quello della permanenza, l'altro quello del movimento. Quando il cervello gli suggerisce che una cosa suona e l'altra no, significa che ha deciso la lingua e non il contesto. Quando il cervello non suggerisce come automatica un'opzione, significa che deciderà il contesto e non la lingua. Da questo, dobbiamo concludere che contesto e lingua sono due cose completamente diverse anche quando il primo sia un elemento della seconda. Allora la frase 'dipende dal contesto' serve quasi a dire alla lingua: "Da sola non ci hai dato l'occorrente. Abbiamo avuto bisogno del contesto per capire quella cosa!". Ma la responsabilità sarà comunque degli umani, che non seppero creare per quel caso una differenziazione 'in rebus' cioè una regola interna alla lingua stessa.
Pagina pubblicata il 19 agosto 2006