Lo avevano complicato, a partire dalla lingua

Il mio sforzo costante è stato quello di un recupero di semplicità. Cosa necessaria, dopo che parole grandi e altisonanti portarono a far credere qualcosa ai creduloni e a dare da mangiare a chi lo voleva. Questo fu uno dei segreti che, in complicità con la natura e la lingua, permise di instaurare le insegne ai vari poteri che si fecero istituzione. A cominciare da una semplice comunità che diventa Chiesa Universale per finire con un semplice gioco al pallone che diventa un business miliardario, la civiltà - con tutti i suoi orpelli e le sue false ricchezze - creò guasti che inquinarono il vivere e crearono uomini-fantoccio che ripetevano le cose fatte da altri. Perfino i rapinatori, a un certo punto, trovarono da imitare i metodi di un capostipite che tutti avrebbero chiamato 'maestro'. Quest'ultima parola entrò infatti in tutti i settori.

La Chiesa fu l'organismo che più di tutti si giovò delle parole altisonanti e non rinnovandosi mai divenne pian piano l'organizzazione più inverosimile di tutte. Oggi tre signori anziani e un pochino ignoranti compongono ancora una Commissione Pontificia. Oggi un territorio minuscolo che comprende appena qualche palazzo viene ancora chiamato pomposamente Santa Sede. Vien detta ancora Chiesa Universale, mentre mai venne detto 'universale' un alimento o una scoperta che vanno davvero in tutta la Terra. Vien detto Sant'Uffizio, con una 'z' curiale, un paio di stanze che hanno accolto incartamenti e fax al pari di tanti uffici delle città. Chi studia diritto all'università deve pomposamente parlare di un Consiglio di Stato, per poi guardare magari nauseato a una serie di errori di uomini che nemmeno si orizzontano tra le varie norme. E il fenomeno non risparmiò nemmeno la giurisprudenza delle corti, dove chi giudica pare non possa farlo senza la toga e senza una nutrita dose di citazioni introdotte dall'ex e dal 'considerato il'. Più leggi venivano fatte dal Parlamento, più lunghe diventavano le premesse di qualsiasi sentenza (considerati 20 decreti preesistenti). Più leggi uscivano dal Parlamento, maggiore era la possibilità di trovare cavilli per un secondo giudice e così quest'ultimo trovava facile e normale riformare la sentenza di quello ad esso sottostante per grado di giurisdizione: bastava pescare anche una singola riga di quella giungla e affermare che il diritto del ricorrente trovava 'giusto motivo' in quella riga. Al che, nessuno avrebbe potuto obiettare che un errore era pur sempre stato compiuto: o aveva sbagliato la corte del primo grado o sbagliava quella del secondo. Ma per la società sembrava che andasse tutto bene, e del resto la persona mirava soltanto a levarsi dagli impicci. Per farlo, occorreva saperla molto lunga in fatto di cavilli e scappatoie. Questa era appunto la specializzazione degli studi legali: non più solo difendere la parte citata o imputata, addirittura conoscere in anticipo le maglie della legge in maniera da penetrarle con un ricorso tale da convincere la corte del secondo grado. Succedeva infatti che quest'ultima addirittura conoscesse di quella singola riga (cavillo) dal testo dell'avvocato difensore che l'aveva trovata. E così la causa, arrivata al secondo grado, poteva anche concludersi in vittoria del ricorrente quando i giudici del primo grado non si sarebbero nemmeno sognati di metterla in discussione. Se il codice fosse stato formato di appena cinquanta articoli (poniamo: 50 fattispecie come rapina, omicidio, corruzione, ecc.ecc.) nessuno sarebbe riuscito in quella impresa e le cause sarebbero durate lo spazio di una mattina, con una rapida lettura di quell'unico articolo. Nella giungla odierna, gli uomini di legge si sono invece specializzati nella raccolta di tutto quanto esce (legislazione) e succede (giurisprudenza, comprese le sentenze). E i faldoni non riescono più a tenere insieme un patrimonio di dati che dà 'grattacapi' anche a un computer di molti Gbyte.

Più si complicava l'armamentario di parole e casi, più tutto diveniva profano. Le telefonate venivano sentite a distanza e in segreto da altre persone, le definizioni delle cose si allargavano fino a divenire imprecise e poco chiare (la gente non distingueva nemmeno la truffa da un semplice imbroglio). Alla fine, alla comunità era sconosciuto perfino il fremito di quello che in passato era considerato 'scandalo'. Chi veniva arrestato e processato, se era politico, se la cavava e addirittura tornava alla ribalta da un'altra porta (partito diverso, nuove elezioni ecc.). Ma l'estremo più estremo derivava ancora una volta dall'andare sulla stampa, che veniva considerato remunerativo perfino in questi casi. Nel 2006 i giornali riferirono che un cantante, che stava temporaneamente in un albergo, dopo aver avuto un violento alterco con la compagna era stato raggiunto nella sua camera dalla polizia (accorsa per essere stata chiamata da chi aveva visto la compagna seminuda nel parco dell'albergo stesso) e con questa il cantante stesso aveva inveito aggredendo fisicamente i poliziotti. La lettura di questa notizia, lungi dal determinare scandalo o riprovazione sociale, provocava in molta parte del pubblico la reazione "Voleva farsi pubblicità, i tour ultimamente non andavano tanto bene". E terminata la cosa, con il pagamento di una cauzione, tutto tornava a fluire regolarmente come in precedenza, come se niente fosse stato. E da qualche parte c'era perfino chi diceva: "Ha fatto bene". Come se quell'episodio, contribuendo alla visibilità del cantante sui giornali del giorno dopo, potesse essere interpretato alla stregua di una mossa di marketing. Nel 2006 se un direttore sportivo di una società veniva condannato ad uscire dal mondo del calcio, la cosa diveniva anzi uno spunto per ospitarlo e intervistarlo.

La vita divenuta un gioco.

Gioco potente, complesso, articolato, spezzettato in mille rivoli proprio dalla sapiente regia di una lingua sempre più ricca nel moderno e sempre meno credibile nella pompa ecclesiastica (i due estremi dell'inganno). In mezzo, avresti fatto la figura del 'fesso'. Proprio come quelli a cui, arrivati o passando a Porto Cervo, domandavano: "E tu chi sei?". Te lo domandavano quando appunto non ti accadeva nulla di particolare: non ti bucavi, non ti ubriacavi, non finivi sui giornali per qualcosa, non chiacchieravano di te, non avevi uno screzio in pizzeria con un esagitato, non ti accordavi con la Sampdoria solo per 24 ore, non facevi la claque dei Pacchi serali, non eri uno degli ospiti del Reality, non leggevi le riviste della cronaca rosa. Pensavi che 'velina' fosse solo il diminutivo di 'vela'.

L'ambaradam della vita di oggi.

Così veniva definito questo gioco, che era possibile appunto grazie a una serie di complicazioni portate in alto a concetti nati semplici all'alba della civiltà. Tutto quello che appena 200 anni prima sarebbe stato al massimo 'pensato' era divenuto alla fine del secolo XX° concetto autonomo, con tanto di neologismo. Parlare di una cosa era divenuto 'copertura', avere sospetti 'dietrologia', un fermaglio 'trailer di un film', unanime 'bipartisan', spiata con un mezzo 'candid camera', da consumare subito 'usa-e-getta', offrirsi alla confessione 'pentitismo'. E se non ti conoscevano tu esistevi per gli altri quando diventavi 'un caso'. Tutti avevano imparato a dire 'Il caso Brown', quando in precedenza sarebbe stato al massimo giudiziariamente detto 'Il caso Paradine'. Quasi per colmo di ironia, la lingua destinava ad ogni nuovo 'parvenu' l'aleatorietà del caso, della semplice casualità. Era come se dicesse: "Sei arrivato sulla cronaca, ed è stato appunto un caso". Però nessuno si vergognava di farsi conoscere come 'caso'. Anzi, in letteratura una delle ambizioni di coloro che pubblicavano l'opera prima era quella di essere considerati 'il caso della stagione'.

Nel secolo XX°, gli Stati Uniti erano divenuti una potenza tale da attraversare tutta la Terra con la loro lingua. Questo contribuì alla complessità, perché si creò per tutti un dizionario parallelo con l'inglese importato nella propria nazione. Capitò perfino di mandare in giro parole inglesi con un significato autonomo che in origine non avevano mai avuto nella madrepatria (montgomery, smoking). Gli Stati Uniti erano quelli che senza un accordo tra tutti avrebbero preteso di far circolare liberamente i propri militari, come se fossero multinazionali o 'al di fuori' delle nazioni stesse. Erano divenuti talmente forti da farsi discutere in occasione di quattro attentati dell'aria compiuti nello stesso giorno, nel settembre 2001. Sotto, avrebbe covato in fondo la stessa - sproporzionata - presenza di chi desidera restare al top della cronaca. Una nazione 'normale' avrebbe detto: "I passeggeri del volo 77 erano: Steve Collins, Paul Stewart, George Davis, ecc.". Insomma, la consueta lista passeggeri che qualsiasi compagnia elenca dopo un incidente dell'aria. Loro non lo hanno fatto, e pare che qualcuno - nel segreto del suo studio - abbia goduto di questo, perché ha pensato:

1) Questo crea più cronaca su di noi

2) Questo mantiene pur sempre al Pentagono l'aura voluta di riservatezza e segreto, perchè diranno questo

3) Questo ci consentirà nel tempo interventi

4) Questo crea business indotto, con pubblicazioni, film, chiacchiera ecc.ecc.

5) Questo crea un posto non indifferente al nostro Stato, nella storia degli ultimi anni

Inscenare una conferenza-stampa continua sul terrorismo (che non c'è) è un modo di far vedere che il governo ha cose di cui occuparsi. Mai nella storia gli Stati Uniti hanno avuto un periodo tranquillo come tra il 2000 e il 2006. Eppure il governo ha imparato a parlare soltanto di sicurezza, affermando che è in corso una difesa contro un nemico che lo attacca (?). In tredici anni, io ricordo il WTC (due volte, 1993 e 2001), Oklahoma, uno spruzzo di antrace e poco altro (appena qualche giovane con armi in una scuola). Attenzione, il tutto rivestito dalla lingua stessa. All'esterno, il mondo si divide nella costante ripetizione di due premesse:

1) Premetto che io sono sempre stato un amante della cultura americana, ma...

2) Premetto che io sto usando la massima pazienza di cui dispongo, nell'ascoltare le tesi di un attacco americano, e...

Queste premesse si contrappongono, proprio come due poli che non s'incontreranno mai. La prima è costante in chi improvvisamente si pose nel 2001-2002 contro la nazione americana, quasi che essere scettici sulla natura di quegli attacchi comportasse un preambolo-understatement di scuse. La seconda è costante in chi per 60 anni non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l'immagine della nazione liberatrice, al termine della strage nazi-fascista della seconda guerra. Ancora oggi, voi trovate nelle città e nei paesi molti settantenni che non condannerebbero gli Stati Uniti in nessun caso (come se a questa nazione accordassero un'esenzione eterna dalla giurisdizione). Da noi si chiamano Biagi, Guzzanti. Uno degli episodi che più mi è rimasto impresso di questo 2006 è un estratto da 'Matrix' della nostra Canale5, quando il conduttore si rivolge all'europarlamentare Gavronsky che - leggermente schifato di labbra e di espressione - guarda gli interlocutori in studio che gli presentano le tesi sull'attacco del 2001 come americano. Egli lo presenta come 'fervente atlantista'. Come se dopo che prospettassimo un omicidio compiuto da tuo padre (che come tutti gli umani non è esente da giudizio se commette reati) dicessimo di essere molto affezionati a lui, anziché parlare dell'omicidio stesso. Questa è proprio la follia insita in qualsiasi ideologia, che vede prima l'etichetta del fatto vero e proprio. In base alle ideologie, una bomba diventa 'islamica'. In base alle ideologie, il nemico diventava 'fanatico dell'Islam'. Come se la polvere da sparo e gli esplosivi nascessero da una religione. Certo, a chi vuole comandare vien bene avere o crearsi un nemico: al momento di domandare il consenso e il denaro agli altri paventerà sempre la minaccia incombente su tutti. E la lingua lo soccorrerà fino all'ultimo, non risparmiando nemmeno chi starebbe dalla parte della ragione: anziché dire semplicemente 'ricostruzioni dell'accaduto' diranno 'conspiracy theories'. A conferma che sotto dev'esserci sempre qualcosa. Ci fu un tempo in cui trovarono petrolio. Oggi trovano solo altre parole.

Pagina pubblicata il 16 settembre 2006