Come fare, per non avere più le Chiese

Ogni pagina su un 'come fare' è una pagina di iniziazione. Dal momento che in tanti continuano a dire che No, non è possibile porre fine alla vita delle Chiese occidentali scrivo anche una pagina per spiegare che la cosa non solo è possibile ma è anche abbastanza facile. Intanto vediamo di ribadire perché è necessaria. I motivi principali sono due. Il primo è che essendo entrati in un Nuovo Periodo dobbiamo fare in modo che tutti si uniformino alla cultura e alla ritualità di questo. Il che equivale a dire che con la cultura e la ritualità del Vecchio Periodo non potete più vivere. Il secondo è che lasciando ancora sopravvivere le Chiese come organizzazioni sovrane all'interno degli Stati renderemmo inutile e impraticabile l'operato di tutti coloro che allo stesso tempo si adoperano per insegnare a vivere questa Nuova Era. Detto in altre parole, nel 2012 avremmo ancora 700 Centri dell'era dell'Acquario di tante persone singole che si affannano inutilmente a spiegare le cose a quattro gatti, mentre le emittenti e i media in generale riportano ancora le parole del papa e gli atti delle varie Chiese come se fossero cose importanti. Per fare un paragone, è come se dopo la invenzione delle automobili e degli aerei non avessimo fatto in modo che i produttori di carrozze piano piano cessassero (in modo indolore) la produzione.

Noi dobbiamo far terminare la vita delle Chiese, perché esse non trasmettono più un insegnamento sostenibile. Questo non significa che anche loro non possano dire cose intelligenti, nel frattempo. Sicuramente ne dicono. Però, la loro dottrina nell'insieme non sta più in piedi. Necessario dunque eliminarla al più presto, insegnando a coloro che la mantenevano ancora a venir via per abbracciarne una nuova e adatta al tempo presente. Per fare questo, è necessario che le autorità ecclesiastiche si spoglino delle prerogative che avevano in precedenza. Come fare? Ecco dove la maggior parte delle persone si blocca, non immaginando nemmeno la situazione. Del resto, quando vediamo un macellaio vendere carne o un ciclista pedalare sulla bicicletta non riteniamo che essi stiano a pensare a questo problema: ciascuno fa quello che deve fare. Probabile che alcuni si siano anche domandati perché mai io sia così trascinato dalla questione. Pensate che esistono cattedre di diritto ecclesiastico e diritto canonico i cui docenti - se si realizzasse la fine delle Chiese - resterebbero improvvisamente privi di insegnamento. Allora, rispondiamo alla domanda. Chi sarà maggiormente interessato o implicato nel problema attuale di far terminare le Chiese? Evidente: chi è interessato a fare affermare nuovi valori, che si sovrappongano in modo definitivo a quelli vecchi. Non solo io, ma molte altre persone.

Noi possiamo anche realizzare un nostro ideale curando, uno per uno, la conversione degli individui. In questo modo otterremmo forse i risultati migliori, ma occorrerebbe un tempo infinito. Sarebbe come attendere che alla Messa non si presenti più alcuno. Questa sì è utopia, perché finché la gente vede manifesti e annunci si reca ugualmente nel luogo. Finché i Comuni celebreranno le varie Madonne e Assunte del luogo, accorreranno. E non c'è alcuno che possa vietare queste cose, poiché dovremmo farlo per decreto del governo andando a incidere sulla libertà dei singoli (i quali potrebbero dire ciascuno: "Io intendo commemorare quell'uomo o quella donna"). Nel momento in cui disponiamo di uno strumento planetario come Internet, non avremmo un risultato unitario procedendo ciascuno per conto proprio. Una via alternativa allora si impone, ed è pur sempre quella dell'atto politico da parte dei singoli governi. A tutti però sembra sfuggire il modus, come farlo. La vastità del consenso sociale e la fissità del rituale (non solo domenicale) spaventano al solo pensare che d'un tratto si possa (o addirittura si debba) farne a meno.

I DUE TRONCONI. Cominciamo dal principio: in tutti gli Stati del mondo abbiamo ancora oggi una bipartizione tra autorità temporale e autorità religiosa. La prima è l'insieme delle cariche più alte dello Stato. La seconda è l'insieme delle gerarchie ecclesiastiche. Questi due tronconi, in epoca moderna, hanno sempre fatto accordi e compromessi reciproci (spesso definiti 'concordati') allo scopo di mantenere il potere senza troppi grattacapi. E' come se uno avesse detto all'altro: "Io so che esisti, non puoi non convivere con me nella vita di questo Stato, e così ogni tanto mi incontro con te". Questo era il pensiero di un Fidel Castro al cospetto di un cardinale, di un Chirac rispetto al papa, di un segretario delle Nazioni Unite rispetto a un rappresentante del papa. Entrambi i tronconi facevano politica, detto in sintesi.

Nel secolo XVIII° si fece strada un grande filone di pensiero definito 'laicismo', che serviva a dare una veste alta a tutti coloro che avrebbero fatto del 'non credere' una filosofia civile. Esso trovò applicazione dapprima con l'affermazione di ideali illuministici e rigorosamente civili (indipendenza, nazioni, uguaglianza ecc.) e poi con una netta separazione tra Chiesa e Stato. Quest'ultima si affermò come concezione più teorica che pratica, dal momento che norme della Chiesa furono rispettate sempre e comunque anche dagli Stati.

I TRE CORPI. Questi tronconi vivevano protetti, in senso legislativo, da un insieme di norme scritte (mai un potere si mantenne, storicamente, senza l'esistenza di uno o più codici). Il primo corpo è il diritto ecclesiastico, che regola gli istituti dello Stato in cui entra anche un organo ecclesiastico. Il secondo è il diritto canonico, che è il codice della Chiesa per eccellenza. Entrambi i corpi possono convivere e sopravvivere grazie a un testo sopra di loro che prende appunto il nome di concordato. Così, se il Belgio o la Svezia vogliono avere un accordo fisso e scritto con i rappresentanti locali delle Chiese redigono un loro Concordato. In Italia, la norma che sta perfino al di sopra di questo è l'art.7 della Costituzione. Abbiamo descritto in questo modo le fonti per quanto riguarda la Chiesa principale del luogo ispirata a Gesù Cristo.

Per quanto riguarda le altre confessioni religiose, tutti sappiamo che gli Stati moderni consentono quasi sempre libertà di culto e di religione, regolando questa libertà per mezzo di intese con i rappresentanti del culto stesso. Gli Stati islamici e quelli a regime comunista sono (stati) per la verità meno tolleranti.

PRIMO PROBLEMA. Come si può modificare questa struttura di fonti reciprocamente correlate? Risposta: modificando i concordati. Se sia possibile farlo, dopo Memoriale, è problema che sembra spinoso e complicato e che invece la realtà presenta come facile. Basta ragionare. Parlando dell'Italia, la Costituzione è chiarissima in proposito. L'art.7 afferma che i due ordinamenti (Stato e Chiesa) sono indipendenti e dal prosieguo deduciamo che per modificare le loro relazioni occorrerà soltanto modificare il Concordato (già definito in passato 'Patti Lateranensi'). Modificare il Concordato può significare in pratica correggerlo ma anche abolirlo del tutto, poiché dire ad esempio "Per quel caso, non vale più quella norma' significherebbe renderla completamente invalida. Perché questo accada, sarà necessario anche soltanto approntare per quell'istituto un diverso modus, in modo che la Chiesa non abbia più la presenza avuta in passato. Detto in soldoni, io il matrimonio lo faccio celebrare in quest'altro modo e a quel punto non interviene più un rappresentante ecclesiastico e non si diranno più quelle parole. Come vedete, la questione è molto facile da risolvere. In teoria, fin qui. La pratica ci direbbe che la difficoltà sta proprio nel cosa e come fare in sostituzione di quel che prima si faceva e si diceva. Chi obietta che non è ancora possibile porre termine alla vita delle Chiese ha ragione soltanto in un punto: gli Stati non sanno cos'altro potrebbe sostituirsi a quel rito tradizionale che da sempre vede la presenza di un parroco o di un altro rappresentante. Siamo nel cuore del problema. Ed è un problema che - come spiegai anche nella pagina 'vademecum' - richiama in causa la responsabilità dei politici. Perfino in uno Stato oggi rigidamente separatista come la Francia, se voi domandaste al separatista Chirac cosa impianterebbe al posto degli istituti che prevedono la presenza della Chiesa egli non saprebbe che dire. Questo significa che gli Stati non hanno saputo progredire e andare avanti al passo delle coscienze e delle intelligenze degli individui migliori. Possiamo dunque confermare, in questa pagina, che la responsabilità dell'anacronistica sopravvivenza delle Chiese nel mondo odierno si deve agli Stati, cioè ai governi. Mai si è visto negli ultimi 100 anni un governante che abbia affrontato sulla Terra questo problema in modo attivo e costruttivo.

Laddove è presente la dicitura 'religione di Stato', la presenza del culto è talmente centrale da non poter essere minacciata in alcun modo (anche se la cosa fosse solo 'di facciata'). L'unica cosa sarebbe stato appunto che dall'altra parte (Stato) governasse un uomo dotato di carisma spirituale. Questo non è mai capitato. Noi vediamo salire al governo, in epoca moderna, uomini ricchi votati dal popolo oppure designati dai partiti (che poi si accordano e incontrano i rappresentanti delle Chiese). Basta. Ecco spiegato quello che altrimenti sarebbe sembrato un impasse e che invece è nient'altro che un'inadeguatezza ulteriore della specie. In uno Stato come l'Italia, dove ancora nel 2005 il ministro della Istruzione regala il contratto a migliaia di insegnanti precari di religione, potete immaginare in quale 'palude' operi chi vuole davvero cambiare le cose. Ultimamente, un ministro dell'Interno più intellettuale di altri ha provveduto in modo fattivo alla cura dei culti diversi da quello cattolico e si interessa anche di quest'ultimo. Ma anch'egli non può cambiare da solo un sistema che, senza scossoni, si sarebbe retto in questo modo all'infinito. Del resto, con una cittadinanza abituata a 'portare' il proprio corpo dentro la chiesa ogni domenica, il compito sarebbe risultato improbo. Ricordo, per chi non lo sapesse, che l'ultimo atto trasgressivo di una certa importanza fu l'affissione delle 95 tesi da parte di Martin Lutero. Da allora sono passati ben cinque secoli!

SECONDO PROBLEMA. Con chi dovremo trattare? Tutti si sono abituati a parlare di papa e di Santa Sede (organi del Vaticano). In verità, questi organi governano un minuscolo Stato intrattenendo relazioni politiche e civili con il resto del mondo (nunziature, rappresentanti vari) ma non possono penetrare nelle coscienze di 1 o 2 miliardi di persone che affermano di credere nell'insegnamento e nel messaggio di quell'uomo alla cui parola si deve la creazione della Chiesa stessa. Potrebbe perfino succedere che dopo una dichiarazione liberatoria da parte del papa molti uomini si dissocino affermando di voler continuare a credere in un Dio. Quindi, posto in questi termini, il problema non trova una risposta immediata. Se anche qualcuno costringesse Ratzinger a rinnegare pubblicamente i loro principi, non è detto che tutti lo seguirebbero. E' grande la facilità con cui tanti - perfino all'interno della stessa comunità ecclesiastica - si regolano per conto loro. Tuttavia...

Tuttavia, bisogna essere chiari fino in fondo anche qui. Lo Stato del Vaticano è un'entità abusiva, poiché possiede gli elementi tradizionali degli altri ma non l'etnia. Ad abitarlo sono in pratica sacerdoti (divenuti poi cardinali) e alcuni funzionari amministrativi dell'organizzazione. Esso continua a esistere solo in virtù di una prassi instaurata nel 1929 con i Patti Lateranensi, grazie alla quale lo Stato italiano si impegna a rispettare (e mantenere, in gran parte) il personale vaticano, cosa che poi si trasmette per successione a tutte le diocesi e le parrocchie dello Stato. Per come sono strutturati questi rapporti, basterebbe abrogare lo Stato vaticano e in pratica saremmo molto vicini alla soluzione del problema. Intendo dire che, non avendo più il Vaticano, difficilmente le varie parrocchie potrebbero sopravvivere a lungo. Il giorno del giudizio sarebbe dunque quello in cui gli altri Stati (diciamo pure, la maggioranza) dichiarassero di non riconoscere più questo Stato e ritirassero i loro ambasciatori presso la Santa Sede. A quel punto, le propaggini all'interno dei vari Stati perderebbero la casa madre e sarebbe difficile ipotizzare una loro sopravvivenza per molto tempo con mezzi propri di autofinanziamento. A quel punto, infatti, gli Stati non dovrebbero più avere rapporti con le comunità (parroci, conventi, associazioni religiose ecc.) e comincerebbero a non riconoscere più nemmeno la formazione di nuovi chierici. E' possibile? Potenzialmente sì, anche se occorrerebbe un tempo piuttosto lungo destinato alle procedure di smobilitazione. L'art.7 della nostra Costituzione (faccio un esempio, che vale per tutti) verrebbe modificato nel testo e lo Stato si predisporrebbe anche a una nuova ritualità riconosciuta nella Costituzione stessa. Tutte cose per le quali occorrerebbe soltanto la volontà di un governo, naturalmente dopo che questo abbia imposto la medesima alla curia. Concludiamo quindi dicendo che la smobilitazione di tutto l'apparato ecclesiastico, pur essendo un processo lungo e procrastinato nel tempo, dipende solo dalla volontà di chi governa lo Stato in concomitanza con la affermazione di nuovi istituti appartenenti alla sfera spirituale. E contemporaneamente qualcuno dovrebbe seriamente sorvegliare che non si proceda ulteriormente a ordinazione di nuovi chierici con funzioni operative.

TERZO PROBLEMA. Come comportarsi con gli ex-chierici? Problema più facile di tutti, nel senso che garantire una sopravvivenza o uno stipendio fisso a queste persone (in Italia non sono oggi più di 100.000) sarebbe compito dello Stato stesso, che potrebbe destinare questi uomini e donne a un normale servizio civile (scuole, ospedali, volontariato ecc.). Non si vede, del resto, perché queste persone non possano continuare a godere dei mezzi concessi dall'Istituto per il sostentamento e dei Fondi di previdenza già esistenti. Nei migliori di questi casi, poi, i più intelligenti diverrebbero essi stessi paladini di un nuovo insegnamento qualora trovassero la possibilità di convertirsi ad esso (in questo caso, la responsabilità sarebbe mia e di qualche altro). Come vedete, non ci sono molti ostacoli. Tutto sta a volere le cose, sobbarcandosi semmai la necessità di realizzarle entro un arco desiderato di tempo non eccedente i 10 anni. Cose che del resto facciamo già quando decidiamo che le emittenti vengano trasferite sul digitale terrestre entro il 2011 o il 2013.

QUARTO PROBLEMA. Cosa fare del Vaticano e dei suoi palazzi? Problema ancora abbastanza facile. L'ex-Stato diventa un territorio incardinato entro un altro (quello italiano), similmente a un ente amministrativo o amministratore che gestisce musei, palazzi e beni appartenenti a un ente pubblico (suo demanio). Potrebbero farlo con maggiore legittimità ex-abitanti dello Stato stesso, continuando in pratica a fare e gestire quello che facevano e gestivano anche prima. La differenza starebbe solo nella titolarità e nelle funzioni, non più proprie di uno Stato sovrano e indipendente ma solo amministrative. Basta pensare come vengono gestiti gli Uffizi e avrete un'idea chiara e precisa.

QUINTO PROBLEMA. Come continuare a gestire matrimoni e altri istituti attualmente di competenza (anche) del personale ecclesiastico. Qui spiegai, a suo tempo, che per matrimoni e funerali si può pensare che essi debbano ancora prevedere una compartecipazione tra Stato e Chiesa. Per fare affermare un 'matrimonio cosmico' occorreranno certamente molti anni ancora. Dovrà affinarsi la medicina, dovranno crescere in presenza gli astrobiologi migliori, e gli Stati dovranno aprirsi a una concezione più aperta ed elastica delle cose (ma già ora si notano spiragli quando le coppie vengono sposate da laici, anche non sindaci del luogo). Qui siamo per forza di cose nella propaggine che necessita di più tempo per affermarsi. Difficile anche dire quanto ne occorra. Lasciare che nel frattempo siano ancora i sacerdoti ad officiare quello che officiano oggi non è cosa nociva e io credo si possa fare. Certo è che in progresso di tempo sarà consigliabile risolvere comunque il 'doppio binario' dei matrimoni combinando le due tipologie in una sola, poiché è assurdo che le persone si sposino presso due ordinamenti diversi.

Cose fattibili. Io ve le ho spiegate, in questa pagina, affinché non mi diciate ancora che la mia è un'utopia. E' viceversa una realtà, ben presente e attuale, sebbene contenga elementi considerati tabù. Basta volerla e metterla in pratica. Contemporaneamente, non si dovrà perdere di vista l'obiettivo più ricordato e menzionato su queste pagine: informare gli ignoranti, compresi quelli che per somma disgrazia arrivarono perfino ad essere 'autorità del luogo'. Ahimè, l'Italia ne possiede ancora 35.000. Tra questi, l'ipocrisia e la bugia sistematica sono ancora oggi imperanti. Ogni Stato dovrebbe cominciare a porre questi interrogativi e aprirsi verso nuovi rappresentanti delle funzioni. Non attendiamo che le chiese vedano ridursi ancor più il numero di osservanti.

Pagina del 13 ottobre 2006