September 2001

I just can't get you out of my head. Boy it's more than I dare to think about. There's a dark secret in me. Don't leave me locked in your heart. Set me free Feel the need in me.

Like a pocket elf rampaging through our home screens. The obsessive notes of her Can't get you out of my head (one of the most successful videos) are still engraved on the gravestones of an awful attack on two New York office towers. Her white dress, the stage with that background, seemed to echo in advance an event that I had been predicting since November 2000. The decline of the American empire was marked by a paper event, surrounded by people ready to cash in on it.

I felt nothing but the constant pressure made by those demanding revenge from countries boasting a former alliance with the Usa. Bin Laden, dead or alive, was replacing the ordinary amount of money bet in a game. An easy scapegoat for the many problems affecting a weak country. The boring, daily memo on the national security provided by the Bush administration was going to hit the headlines. Nobody knew it would do it throughout the first decade of the new century.

I... I was setting you free, while the true Great Event was happening elsewhere. It was a rock to be hit by a stone. And then the story of 25 centuries was going to be told all over again.

Uno schianto lì, una pietra qui

Settembre non ha tentennamenti. I primi giorni continuo a battere: la storia vive, il passato non torna. Invito nuovamente a lasciar perdere, incrementando i colori di una HP divenuta anche graziosa. Ma sono aggiornamenti abbastanza rari. A questo punto mancherebbe soltanto l'analisi di qualche parola. Difatti, in quell'11 di settembre sto lavorando proprio a questa quando accade qualcosa di inatteso e di improvviso in quel di New York.

Raccontasti quel giorno? Sì, raccontai come avevo appreso della cosa. In realtà, nulla mi arrivò fino alle 19 ora italiana (circa cinque ore dopo). Intorno alle 17 ero entrato in un supermarket e avevo sentito alcuni ragazzi discutere di aerei militari, ma non ci avevo fatto caso. Pensavo che parlassero di un film di guerra o di una fiction. A fine pomeriggio mi misi davanti al televisore, per sentire il notiziario della terza rete Rai. Qui dico tutta la verità e nient'altro: non ne rimasi molto colpito. Era come uno scenario normale. Il fatto che la cosa fosse stata ripresa da molte telecamere negava all'evento quel carattere leggendario che si sarebbe creato viceversa in una vicenda del passato. In seguito, riflettendoci, attribuii alla mia freddezza anche un valore autonomo, perché io sapevo da sempre che gli eventi davvero tragici mi provocano qualcosa dentro. Per Chernobyl ero stato a disagio intere giornate, per fare un esempio. Qui nulla sentii. Se quella mattina a New York fosse accaduto davvero qualcosa di drammatico io ne avrei risentito in qualche modo. Questo cosa significa, tradotto in concetti comprensibili a tutti? Detto in breve, significa che nemmeno quello fu un incidente o un attacco terroristico. Il giorno dopo, una terribile immagine mi suggerì la vera portata della cosa. Sostavo nella stazione di Lavagna, paese di cui in seguito scopriremo cose sorprendenti. Ero in attesa di un treno in arrivo. In lontananza, sui binari, appariva una strana fiammella. Una signora mi domandò cosa fosse. Distrattamente e senza neppure darvi peso, risposi: "E' una cosa da niente. I ferrovieri stessi sicuramente sanno della cosa". Ripensandoci, mi parve la descrizione migliore di quello che era accaduto il giorno prima. Naturalmente, come tutti gli altri non posso avere dati acclarati. Parlo per semplice convinzione personale, e confermo che non ho mai creduto alla versione governativa dell'11 settembre. Le autorità americane sapevano della cosa e lasciarono che accadesse.

La serata dell'11 settembre fu molto difficile, in rete. L'enorme, comprensibile intasamento dovuto alla curiosità di sapere rese molto difficile collegarsi. Per ore, andò tutto a rilento. In quella occasione misi in evidenza la brutta ambiguità di un titolo come 'Usa attacked' (chi aveva attaccato?). La prima HP che seguì fu quella delle 15 del giorno dopo. Il 12 settembre non potei che titolare: 'Ecco quanto aveva preannunciato Memoriale'. Rileggiamo la mia breve nota di quel giorno.

Il Pentagono a Washington e le torri commerciali a New York hanno subito un attacco ad opera di ignoti con un sistema (per ora) ignoto. Non possiamo nasconderci che la giornata dell'11 settembre 2001 rappresenta nei suoi contenuti un invito alla riflessione più che al dolore. Tremila vittime sono uguali ad una, perché ciascun essere umano ha un diritto alla vita che proprio i carnefici della sedia elettrica negano ogni giorno. Ascoltiamo questa lezione.

Il Corriere della Sera uscì con un titolo orribile. Siamo tutti americani. Come al solito, il suo direttore non ne azzeccava una. Per cogliere l'assurdità di questa titolazione, basta pensare al carattere multinazionale di quelle torri commerciali e al fatto che quando la famiglia Rossi viene colpita da un lutto multiplo nessuno dice loro che 'siamo tutti Rossi'. Senza parlare poi delle normali ipotesi che l'America stessa avesse permesso quell'attacco. I quotidiani profittarono, con uno spazio infinito, di un evento che avrebbe dovuto soltanto far riflettere. Sentivo proclami di vendetta, corsa agli armamenti. Cose ormai passate. Nemmeno quell'evento avrebbe dovuto perturbare la pace mondiale. In quei giorni scrissi una pagina proprio per moderare gli impulsi e far ragionare. Il 14.9 scrissi:

Sì, non sentiamo dolore per l'attacco alle Towers di New York. Ci dà fastidio anche l'ipocrisia e la falsità di queste coppie di presidenti americani che si chinano e chiudono gli occhi dentro una chiesa, e tre giorni dopo sono capaci di chiedere 50 milioni per una conferenza. Tante volte in passato i militari istruiti dal Pentagono hanno ucciso e non ci si è occupati per nulla delle vittime. Forse perché le nazioni occidentali sono alleate. Ma il mondo odierno non può più concepire alleati, non ci sono più alleanze atlantiche, non ci sono più armi. Basta.

Parlai di un presidente debole di una nazione (divenuta) altrettanto debole. Cominciava, frattanto, la noiosa litania della guerra al terrorismo e dei provvedimenti per la sicurezza nazionale. Il presidente americano non avrebbe parlato di altro, per tutto il resto del mandato. Il 17.9 feci un rapido excursus sui poteri conferiti dalla Costituzione americana. Erano pagine amare, e spesso in quei giorni qualcuno mi bombardava il sito. Feci alcuni appelli internazionali per non concedere basi militari agli Stati Uniti, perché a quel punto la strategia era fin troppo chiara. Quell'attacco dell'11.9 avrebbe costituito un facile passaporto per occupare altri paesi e compiere operazioni di guerra. Ma ecco un nuovo colpo di scena: il 19.9 compariva linkata sulla HP una nuova pagina dal titolo 'Chesignificadio'. Cosa era accaduto? Ecco uno dei momenti veramente importanti. Qualche giorno prima, mi trovavo al mare sulla lunga spiaggia libera di Lavagna che precede quella 'a stabilimenti' di Cavi. Avevo trascorso un paio d'ore, come al solito, alternando bagni a profonde riflessioni. Improvvisamente, mi era venuto un pensiero curioso. Pensare a tutte le frasi che contenevano la parola Dio, una dopo l'altra. I grazie a Lui, i Lui permettendo, i Lui voglia. Mi dissi, dentro di me, che doveva esserci un significato dentro. Ogni suono divenuto parola, in fondo, è come un codice. Invocare qualcuno che non c'è o che non vediamo ha poco senso. Allora perché lo facevano, da secoli? Continuai ad elaborare pensieri, dentro di me, su quelle frasi. A quel punto, i ricordi si fanno come 'leggenda'. Uscivo dall'acqua... presi una pietra e la lanciai sul muretto di scogli che faceva da riparo alla spiaggia. Lo facevo spesso. Ma quella volta fu unica. Quattro o cinque secondi dopo il gesto, mi venne in mente una definizione. Provai ad applicarla a tutte quelle frasi: incredibilmente, non solo ci stava bene ma addirittura spiegava il concetto. Mi rimisi a pensarci, e rimasi come folgorato. Trafelato, per non perdere quell'attimo e probabilmente per rassicurare me stesso, corsi da uno dei presenti per domandare in prestito una penna. Segnai quel pensiero su un pezzo di quotidiano, mi rivestii e tornai a casa. Quel che seguì fu appunto il contenuto della pagina 'Chesignificadio.htm'. Era la prima a contenere, in trattazione, il vero significato di dio. Dopo secoli, era come riportare alla luce un relitto rimasto nascosto sotto il mare.
Per ora, mi esprimevo mediante FAQ e deduzioni. Mai avrei rivelato la vera definizione di dio. Intuii la delicatezza della cosa, che mi faceva anche temere un disastro simile a quello già accaduto 2.600 anni fa.

I restanti giorni del mese furono impegnati a precisare meglio chi ero e a cosa mirava il sito. Come per una strana nemesi, la parte teologica fu anzi ritirata: il motivo non saprei io stesso spiegarvelo. Probabilmente, mi rendevo conto che a quel punto fosse necessario ristrutturarla e presentarla in altro modo. C'era un'area linguistica, sulla sinistra. Ad essa veniva affiancato il Memoriale delle annate, sulla destra, quale era stato concepito in quel 25 di luglio. Dai giorni dell'attacco, Memoriale aveva ricevuto anche un logo differente nella parte alta.

This page was published on May 23, 08 and last modified on September 5, 08
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