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Oct 2001 |
Memoriale riprende le danze sue Dopo un mese difficile e impegnativo, Memoriale e il suo autore cercano di riassestarsi su un ritmo normale di trattazione e di aggiornamenti. Non è facile, perché all'esterno infuria burrasca. Causa principale: la inesperienza e la mancanza di cautela di alcuni governi (italiano, americano) nel fronteggiare una nuova emergenza creatasi nel dopo-11 settembre. Ancora ai primi di ottobre, lascio una pagina in cui critico l'atteggiamento di chi è caduto nella trappola di coinvolgere l'Islam dando patenti all'una o all'altra civiltà. Come accade a tutti, del resto, se si viene punzecchiati si risponde.
Memoriale, in ottobre, tornò ad essere un luogo di memorie. Trovai prose del passato, e le pubblicai non senza aggiungervi un mio commento. Vediamo com'era la pagina del 14.10.
Provate a fare voi qualche commento, su questo pezzo.
Rendere l'anima a Dio è un'espressione antichissima, oggi in disuso. Potrebbe adoperarsi con la nostra nuova concezione divina? Sì. Il paradosso è che proprio in quell'epoca risultava eccessiva, non essendoci un'idea chiara né definita di cosa fosse questo Dio. Manzoni ha un'agonia finale di cinque giorni, con qualche barlume di breve lucidità. E' normale che in questo pensi alla sua terra, e lo faccia attraverso i personaggi dell'epoca. Molto bella l'espressione 'lucidi intervalli' e sicuramente azzeccato l'uso della parola mente, in un contesto che poteva anche avere le parole pensiero o riflessione. Da notare l'uso allora frequente dell'aggettivo 'illustre', oggi caduto in disuso, e lo stesso dicasi dell'aggettivo 'luttuoso'. 'Spargersi in un baleno' era molto tipico dell'epoca (oggi è un'espressione divenuta rara). Il verbo 'destare' poi aveva un dominio potentissimo, poiché impregnava grandi parti di composizione poetica e pareva il più forte per dare l'idea del 'suscitare' odierno. Forse è eccessiva la 'commozione', considerato che pochissimi erano allora i cittadini in possesso di cultura (e di distinguere l'importanza degli autori), ma Manzoni aveva raggiunto intorno ai 40-45 anni una notevole fama che lo aveva reso uomo comunque rispettato e ammirato. L'eco 'in ogni angolo d'Italia' oggi non si direbbe più, non perchè non suoni, ma perché appare sfuggente e indefinita (angoli come punti). Non diciamo più Giunta Municipale ma Giunta Comunale. Non si dice più 'afflitto' (permane 'afflizione' ma è rarissimo anch'esso) e forse abbiamo perso qualcosa. Perfino il verbo 'visitare' in questa accezione ha oggi un dominio molto limitato (ricorderete la nostra osservazione per la canzone di Milva che recitava: 'Mi piacerebbe tanto visitar la Spagna' e vedete quanto tempo è passato dal 1960). Il periodo che inizia con 'oggi' è forse l'unico che potrebbe essere scritto ancora oggi, se si fa eccezione per l'eccessivo numero di virgole e per il sostantivo 'mestizia', oggi scomparso totalmente. Molto bello quel 'ci comprende', e lasciatemi esprimere un augurio che si riprenda questo tipo di verbi che mettono insieme la comunità nel sentire. 'Volgersi' oggi non si dice poiché pare quasi poetico e nessuno dice 'i suoi di casa' poiché sembra pleonastico (se son suoi non possono che essere di casa). Molto strano che i due punti del discorso diretto non siano seguiti da virgolette o apostrofo. Molto bello che Manzoni parli in terza persona, auto-citandosi come 'quest'uomo'. Affascinante che la frase stacchi sul discorso diretto con un relativo (col quale) come se non fosse necessaria la pausa (oggi non lo facciamo più). Pochi oggi riescono a dire 'quando sarò morto'. Da notare qui la consecutio: subordinata temporale al futuro con una serie di imperativi di raccomandazione, tipica del secolo XIX°. Questo pezzo ampolloso e retorico su Manzoni vi conferma, ancora una volta, quello che vi dissi. Quelli erano uomini diversi, non erano quello che siamo noi oggi. Tante cose (l'animazione del cinema, l'avanguardia delle arti, la estrema libertà, l'automobile, gli aerei) hanno forgiato l'uomo nel corso del secolo XX° in un modo profondamente diverso. Se così è, potete fare una proporzione. Gli stessi cardinali, se vorranno esercitare l'intelligenza anziché rifugiarsi nelle note ipocrisie, comprenderanno che i vari Abramo, Ezechiele, Pilato, Paolo di cui si fa menzione nella Bibbia sono veramente membri di un'altra specie. Di conseguenza, sarà inutile citarli ancora oggi in senso elogiativo o di modello. La osservazione serva proprio a mettere in testa l'idea di dover in quel senso accantonare gli ex-testi sacri, considerandoli soltanto come testimonianza di quello che furono gli umani in epoche ormai remote. Pagina del 24 maggio 08 - Ultimo aggiornam. 26 maggio 08 |