Rawbridge parla di musica e di voci

Per la prima volta, il sito annunciò una sosta. Il 1 di marzo annunciai che il sito, dapprima linguistico e poi sede di una personale storia degli anni recenti, aveva sospeso le pubblicazioni il 29 febbraio. Il 7 marzo ritornai, scrivendo in HP un pezzo su Pinochet (Quando a perdere son tutti). Il giorno dopo feci un link molto appetito, con una pagina in cui mediante sistema di FAQ chiarivo tanti retroscena e tante curiosità della storia appena raccontata. Il 10 marzo - dandomi lo pseudonimo usuale - scrissi una poesia, dedicandola a una voce radiofonica che ritenevo sensuale. Quella di Anna Menichetti. L'insieme, non male, di versi era ispirato a una serata in cui Radio3 si collegava con la Scala per la rappresentazione di un'opera lirica.

Come ti venne lo spunto? Quella voce, sentita soltanto, mi dava appunto una sensazione di filtrante e provocatoria sensualità. Così immaginai di rivolgermi a lei, in versi. Poi la vidi in foto, e non mi piacque. Naturalmente, questo non vuol dire. Ormai avete capito che il mio modo di vivere e di vedere le cose poco concede alla pura bellezza fisica. Possiamo leggere questa poesia? Ne pubblico solo metà, giusto per far comprendere al lettore quale sia il mio ritmo più tipico.

Io son meglio di quest'arie
Mi immagìni dai miei versi
ci ho un visino da perdèrsi
e una vena fatta in serie

Come sono in pochi schizzi?
Beh io t'offro da pensarme
fai così, supera il carme
e strappami i miei pezzi

Prendi un pezzo del mio naso
Passalo a te, davanti
Con le mani, senza guanti
Sèntine il suo peso

Stacca un pelo, non temere
Dal mio pube sì rossastro
Posalo in te, non farne incastro
Alla vista può bastare

Prendi un dito, il mio anulare
Mettilo in te, accanto al medio
Allevalo col tedio
Ti darà un gran piacere

Levami un osso, dalla spalla
Ingròssati nei fianchi
Te li fingi tutti stanchi
Diverrai perfin più bella

Strappami un occhio, dalla testa
Posalo sul petto
Fallo terzo, un tuo faretto
Vedrai anfratti, della costa

Rubami il collo, senza nodo
Fanne tua cravatta
Sentine la patta
Ecco mi hai, così credo

Il 12.3 la HP presentava un tema completamente nuovo. Voci e melodie dell'Italia. Parlavo di canzoni degli anni '60 e di cosa è il copyright. Il 13 l'argomento diventava il festival di Sanremo. L'albo d'oro della verità. Intendevo dire, finalmente in modo aperto, come avevano vinto il festival quelli che avevano vinto. I casi erano quattro, e per ciascuno esemplificavo direttamente con i brani vincitori in quell'annata di riferimento. C'era il caso di chi vinse con un motivo 'annunciato', da almeno 20 giorni prima, come vincente; c'era il caso di una singola performance che sorprendeva tutti e vinceva a sorpresa, ecc.ecc. Il 14.3 parlavo dei cantanti degli anni '60. Uno per uno, citavo i più noti nello stesso modo in cui parlavo dello scomparso negli obituaries. Il 15.3 pubblicai, per la prima volta, la retrospettiva sulle canzoni di Battisti che poi avreste letto su Memoriale (oggi non c'è più, perché son cose che a distanza di tempo non reggono più). Il 16.3 ricordai alcuni brani, nel modo simile a quello di una pagina dell'INFO in cui citavo cose che mi avevano colpito. Il 18 un'altra carrellata di cantanti di una volta, con relativo quadretto. Ormai la palla era passata alla voce. Quel giorno annunciai una serie imminente. Come parlano gli Italiani.

Il 20.3, in occasione dell'equinozio, per la prima volta pensai di fare una rapida retrospettiva su ciò che avevo scritto fino a quel momento. Il 21.3 la HP divenne molto abbondante. Sotto la retrospettiva del giorno prima, pubblicavo un estratto della mia lettera del giugno 1999 al giornalista Torno.

Post scriptum.
Lei è una delle ultime anime se(r)vizievoli che si mette in testa di vestirsi per la festa e andare ad ascoltare un concerto per recensirlo sul giornale. Ma giustamente i suoi pezzi sono regolarmente pieni di un semplice interrogativo: che dire? Nella parola scritta, tutto è stato detto laddove si poteva (e certamente di una Messa nulla si può scrivere). Con l'esperienza maturata, con gli ascolti resi possibili, qual è oggi il giovane diplomato al conservatorio che non riuscirebbe a far suonare bene l'Orchestra Filarmonica di Vienna o il Concertgebouw di Amsterdam? Trattare delle esecuzioni come se il direttore o i solisti fossero dei maghi che estraggono materia dall'aria o dei pranoterapeuti che compiono il miracolo... ma via! il corteo di macchine nuziali dell'interpretazione è già passato e gli esecutori sono i primi a saperlo, anche se nessuno di loro avrà mai interesse a confessarlo.

Quello stesso giorno, inauguravo una nuova serie. Scriviamo a una lettera a una persona a cui desideriamo rivolgere un pensiero, un'osservazione, una critica o un elogio. Pubblicavo poi una richiesta di aiuto da parte di Daniele Brandani, che aveva una figlia di 2 anni di cui aveva scoperto un cancro (endocarcinoma surrenalico). Si avvicinavano due servizi importanti. Oltre a quello già detto sulle voci nazionali, cosa regge e cosa non regge più dei Vangeli.
Il 22.3 la pagina penetrava nel mondo della radio, analizzando le trasmissioni di classica del giorno. Il 23.3 pubblicavo una lettera del 1983 di un mio corrispondente di Dunkerque, col quale avevo in programma scambi di registrazioni 'live' di classica. Ad esso facevo seguire un mio commento, sul collezionismo di queste cose (ancora molto diffuso in Europa). Il 24.3 citavo con un mio commento alcune incisioni di musica classica, di un certo valore. Finalmente, il 25.3 arrivò la pagina che analizzava Come parlano gli Italiani. In essa, per la prima volta, coniavo due termini nuovi. Il Nòrdital, cioè la lingua che viene parlata in tutto il Nord fino alle ultime propaggini dell'Emilia, e il Cèntromer, lingua del Centro e del Sud. Questa pagina poi sarebbe diventata tra le più presenti, e dunque longeve, della dotazione-base di Grammatiche.

Il 27.3 scrissi una pagina interessantissima, che suscitò molta curiosità in Rai. In precedenza, avevo fatto un esperimento: ascoltare tutta una giornata della Rai (ben tre canali) per prendere nota delle voci di chi parla ai microfoni. Quel giorno feci l'analisi, dalle 8 del mattino fino al Notturno di 18 ore dopo. Tutto, c'era proprio tutto... perfino gli e le speaker dei vari Giornali Radio. Di ciascuno dicevo come parlava, e se andava bene o meno. Guia, tu la prendesti per una cosa sociologica (vedi tua e-mail) e invece era una cosa terribilmente seria perché si parlava proprio della dizione. Il 28.3 scrissi un'altra pagina sul tema già avviato. Come non parlano gli Italiani. Il 29.3 la serie si completò con un pezzo intitolato Come parlano gli Italiani (per gli altri). Mi piace ricordare che quel giorno comparve per la prima volta quell'immagine d'arazzo orientale, con un passaggio su un ponte, che poi sarebbe divenuta uno dei logo più frequenti di Memoriale. Allora portava il semplice nome 'rawbr.jpg'. A rivederla, mi sono emozionato. La vediamo qui sotto.

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