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Rawbridge parla di musica e di voci Per la prima volta, il sito annunciò una sosta. Il 1 di marzo annunciai che il sito, dapprima linguistico e poi sede di una personale storia degli anni recenti, aveva sospeso le pubblicazioni il 29 febbraio. Il 7 marzo ritornai, scrivendo in HP un pezzo su Pinochet (Quando a perdere son tutti). Il giorno dopo feci un link molto appetito, con una pagina in cui mediante sistema di FAQ chiarivo tanti retroscena e tante curiosità della storia appena raccontata. Il 10 marzo - dandomi lo pseudonimo usuale - scrissi una poesia, dedicandola a una voce radiofonica che ritenevo sensuale. Quella di Anna Menichetti. L'insieme, non male, di versi era ispirato a una serata in cui Radio3 si collegava con la Scala per la rappresentazione di un'opera lirica.
Io son meglio di quest'arie
Come sono in pochi schizzi?
Prendi un pezzo del mio naso
Stacca un pelo, non temere
Prendi un dito, il mio anulare
Levami un osso, dalla spalla
Strappami un occhio, dalla testa
Rubami il collo, senza nodo Il 12.3 la HP presentava un tema completamente nuovo. Voci e melodie dell'Italia. Parlavo di canzoni degli anni '60 e di cosa è il copyright. Il 13 l'argomento diventava il festival di Sanremo. L'albo d'oro della verità. Intendevo dire, finalmente in modo aperto, come avevano vinto il festival quelli che avevano vinto. I casi erano quattro, e per ciascuno esemplificavo direttamente con i brani vincitori in quell'annata di riferimento. C'era il caso di chi vinse con un motivo 'annunciato', da almeno 20 giorni prima, come vincente; c'era il caso di una singola performance che sorprendeva tutti e vinceva a sorpresa, ecc.ecc. Il 14.3 parlavo dei cantanti degli anni '60. Uno per uno, citavo i più noti nello stesso modo in cui parlavo dello scomparso negli obituaries. Il 15.3 pubblicai, per la prima volta, la retrospettiva sulle canzoni di Battisti che poi avreste letto su Memoriale (oggi non c'è più, perché son cose che a distanza di tempo non reggono più). Il 16.3 ricordai alcuni brani, nel modo simile a quello di una pagina dell'INFO in cui citavo cose che mi avevano colpito. Il 18 un'altra carrellata di cantanti di una volta, con relativo quadretto. Ormai la palla era passata alla voce. Quel giorno annunciai una serie imminente. Come parlano gli Italiani. Il 20.3, in occasione dell'equinozio, per la prima volta pensai di fare una rapida retrospettiva su ciò che avevo scritto fino a quel momento. Il 21.3 la HP divenne molto abbondante. Sotto la retrospettiva del giorno prima, pubblicavo un estratto della mia lettera del giugno 1999 al giornalista Torno.
Post scriptum.
Quello stesso giorno, inauguravo una nuova serie. Scriviamo a una lettera a una persona a cui desideriamo rivolgere un pensiero, un'osservazione, una critica o un elogio. Pubblicavo poi una richiesta di aiuto da parte di Daniele Brandani, che aveva una figlia di 2 anni di cui aveva scoperto un cancro (endocarcinoma surrenalico). Si avvicinavano due servizi importanti. Oltre a quello già detto sulle voci nazionali, cosa regge e cosa non regge più dei Vangeli.
Il 27.3 scrissi una pagina interessantissima, che suscitò molta curiosità in Rai. In precedenza, avevo fatto un esperimento: ascoltare tutta una giornata della Rai (ben tre canali) per prendere nota delle voci di chi parla ai microfoni. Quel giorno feci l'analisi, dalle 8 del mattino fino al Notturno di 18 ore dopo. Tutto, c'era proprio tutto... perfino gli e le speaker dei vari Giornali Radio. Di ciascuno dicevo come parlava, e se andava bene o meno. Guia, tu la prendesti per una cosa sociologica (vedi tua e-mail) e invece era una cosa terribilmente seria perché si parlava proprio della dizione. Il 28.3 scrissi un'altra pagina sul tema già avviato. Come non parlano gli Italiani. Il 29.3 la serie si completò con un pezzo intitolato Come parlano gli Italiani (per gli altri). Mi piace ricordare che quel giorno comparve per la prima volta quell'immagine d'arazzo orientale, con un passaggio su un ponte, che poi sarebbe divenuta uno dei logo più frequenti di Memoriale. Allora portava il semplice nome 'rawbr.jpg'. A rivederla, mi sono emozionato. La vediamo qui sotto.
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