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February 2002 I answered many of the problems in dealing with deep-rooted convictions, but the most frequent answer was just my mentioning the ultimate in stupidity. Undaunted, I kept writing on what was wrong about a matter that was being respected without the least suspicion it would fall to them to account just for this conservative approach. I had worked non-stop for thirteen months, in the constant thought of arguing them into stepping aside. The toy fell apart. Some thought I'd be asked to bring documents supporting my theory, but they never tried to have a better comprehension of the contents. Like opposing someone's acting without paying attention to what he's doing or saying. The message of Memoriale is a kind of truth that our ancestors could never attain, at that degree of evolution. They never had the sense of reality allowing them to perceive what they were like or what they were doing. None of them had ever had the awareness of having sense organs or brains working as an up-to-date computer. Those bodies behaved in a way that we wouldn't really understand today.
Swamped with this kind of criticism, they could no more disguise themselves. Where was their God? No right location for the present, no place of origin for the past. Neither survival nor etymology. A disaster, emerging after a 13-month survey that had ascertained that both the word and the idea had been all around without 'documents'. Here's where my turning the tables on them was finally successful. Those asking for documents were just people without documents for themselves, while smuggling a word out of its original context.
Even languages seemed to make a fool of their toy. The Mass?! A mass of lies. The Host?! A host of inconsistencies. When I celebrated a ritual in February 2002, languages took part in the ceremony. It was great! In Italian, Messa da parte (I) is just one's putting something aside. Applying for liquidation (II) was equivalent to their alleged miracles (think of a blood liquefaction). Like a dream come true. Getting rid of twenty centuries just by using their tools. |
Il mese che liquida i culti, con un rito contrapposto Nei primi di febbraio 2002, scrivo un trittico di pagine per 'liquidare' tutta la materia. Sarà come una ritualità inversa. Il 4.2 arriva la prima Messa da parte. Il link, formulato proprio in questo modo, pareva parafrasare il loro principale rito nel momento di mandarlo in prescrizione. E lo faceva con una pagina di commemorazione, simile a quei riti che si celebrano qualche tempo dopo la morte di qualcuno. Il 5.2 arriva la Messa in liquidazione degli anni liturgici. Ripercorrendo la loro annata, da sempre piena di ricorrenze fittizie, osservavo tutto come dall'alto di una collina che le aveva lasciate per non più tornarci. Il 6.2 arriva una pagina di rievocazione del loro calendario (Calendario.htm). L'anno è ancora quello, ma non ci sono santi. L'unica memoria che conti, dal punto di vista del calendario, è quella individuale della nostra vita. Questa pagina, che è importante e presto cambierà nome, poi diverrà in assoluto la più letta di Memoriale. Con mia grande sorpresa, e a dimostrazione che l'autore spesso non ha aspettative che corrispondano ai gusti di chi lo legge. Evidentemente, in molte parti del mondo sono sensibili alle questioni dei calendari e così si soffermavano a leggerla più che per altre.
In data 11.2 arriva anche un'aria poetica ed esistenziale. Scrivo una pagina molto bella sul vero dio, chiamata 'Operadidio'. In essa è presente anche il racconto di una parte della mia vita, poiché si parla di amori e soprattutto di donne. Ma molto fondamentali, ancora una volta, sono proprio i passi che riguardano loro. Rivediamone alcuni, da quella pagina.
Il dio che si esprime in amore è quello che più va tastato e messo alla prova sul terreno della convivenza. Se però non si nasce portati per le relazioni di lunga durata, sorge un grande problema. In quel caso l'altro ci dice. 'Avrei preferito non incontrarti neppure'. Questa frase è blasfema. Si può al massimo 'maledire' il dio dell'incontro ('maledetto il giorno che ti ho incontrato'), ma non si può dire che 'si sarebbe preferito altro' perché questa possibilità di scelta non esiste per nessuno. Se io faccio un incontro non ho ANCHE la possibilità di non farlo. L'incontro capita, e come tale reca il segno della presenza divina. Così come non si può giudicare di circostanze future ancora da venire non si può neppure giudicare il passato che accadde (salvo che si stia nel gioco narrativo della libera conversazione o delle ipotesi passatempo). In questa pagina parlo di un concetto di dio che non ammette ventagli di possibilità alternative. Se io dico 'Se non avessi incontrato mia moglie' esprimo un non-senso perché quest'altra realtà non esiste e non è mai esistita.
Sacerdoti e rabbini sono sempre stati lontani dal concetto a cui pensavano di dedicarsi e di essere vicini. Il loro dio, essendo una cosa presa da un libro, è soltanto un simulacro, qualcosa che fin dall'inizio sostituì falsamente il vero dio, che si ha soltanto nel presente e non ha alcuna connessione con un insegnamento dato 20 o 25 secoli fa.
La cosa fu un sacrificio soprattutto per la donna, che asservita a un ruolo statico e dipendente non avrebbe avuto il minimo sentore di una dimensione differente delle cose. Sacrificio enorme, poiché trasferito sulle spalle di colei in cui la mitologia e i simboli vedevano la Luna non avrebbe permesso all'universo magico e plastico della femminilità alcuna espressione.
Anche qui, estremamente logico che il dio di quelle altre epoche impedisse alle donne di celebrar messa. Conferendo alla Luna funzione di guida anziché quella di ancella (e di semplice procreatrice, nella vita laica) si sarebbe dato a questa le funzioni dei pianeti maschili (e i maschi 'rinuncianti' avrebbero perso una loro esclusività, divenendo il loro ruolo ancor più svuotato di senso).
Così, mentre nella pagina del 12.2 l'attenzione tornava sulle Annate e i lettori continuavano a consultare il Libro della Riforma (Memorialebook.htm), si veniva svolgendo pian piano il senso di una completa liquidazione di ciò che era rimasto dei culti in questione. Perché uso il verbo 'rimanere'? Perché io già allora ero molto scettico sulla reale partecipazione degli individui. In tutte le parti del mondo avevo visto sì gente che ancora osservava prescrizioni o si rivolgeva a qualcosa (muro, La Mecca, altare, ecc.). Però erano cose che apparivano come 'ricevute', da altri o da un testo. Questo era il motivo per cui la ripetizione dominava tutto il campo dei riti, portando ciascuno di quei fedeli a rinnovare ogni volta il medesimo compito. Nella Nuova Era, non esiste più la ripetizione. Esistono sì ricorrenze, ma sono cose di ciascuno. Così, se parliamo del matrimonio di una coppia quella è una ricorrenza loro. Ecco, d'ora in poi dovrebbe esservi solo questo tipo di ricorrenza.
Il 13.2 mi viene l'idea di includere anche una pagina sui media. Parto dai fatti più seri della cronaca.
Cosa trovi sui media? Così diceva il link che introduceva la pagina, mentre la HP a metà febbraio era completamente invasa dalle Annate. Ormai era una continua memo sul fatto che per la prima volta veniva pubblicata una storia moderna o contemporanea per simboli. Dal mondo degli avvenimenti si passava a quello delle fattezze di ciascun periodo in cui quelli accadevano.
La pagina si configurava come presentazione di una nuova storia, cioè di un nuovo modo di registrare le cose che accadono. Che i lettori cominciassero ad associare le annate ad attributi, per me era cosa quanto mai utile perché il cervello si addestrava in tal modo a una mentalità per analogia che la Nuova Era richiederà a tutti. Così, parlare dei media avrebbe giovato nel senso di ricondurre tutto a una dimensione minima di realtà proprio laddove ce ne fosse stata una grande. Più l'evento si fa spettacolare, più i media si eccitano. Ma se le cose riguardano aree nascoste o segrete, nel lato mistico, la carta di ogni giorno non riesce più ad ospitarle.
La pagina sui media (Media2002.htm) si era dunque allargata: le presenze leggere erano finite in basso, mentre in alto era finita un'analisi sulla fenomenologia della notizia.
Qualcosa che in seguito avrebbe stordito tutti i giornalisti che mi stavano leggendo. Per loro era come un intricato labirinto concettuale, nel quale non avrebbero potuto ricavare dati confortanti per loro. Il fatto non esiste, ma viene riportato dai giornali / Il fatto esiste, ma non viene riportato dai giornali ecc.ecc. Tutte cose che ancora oggi mi caratterizzano, nel senso che sono portato a vivisezionare qualsiasi cosa per classificarne gli aspetti. In questo specchio (Quando nasce la notizia) il lettore avrebbe già realizzato in pratica che i media riportano solo una minima parte di ciò che realmente succede. This page was published on June 2, 08 and last modified on September 05, 08 |