Completamento storia d'Italia

Il mese di febbraio inizia con l'annata 1985, periodo molto liscio e scorrevole. Il 3.2 scrissi una pagina per spiegare perché dicevo no all'Anno Santo. Era l'appuntamento del Giubileo, che concentrava tante attenzioni inutili. Arrivato al 9.2 cominciai quell'elenco di avvenimenti 1989-1992 che avete visto nelle Annate, pagina sull'era del Restauro. Pian piano inserivo anche le note che poi avrebbero formato lo scheletro narrativo delle Annate. Il 1994 ebbe anche note sul mio intervento, perché fui un protagonista di quell'anno. Domenica 27.2 farò il saluto finale, annunciando il termine del viaggio nella storia recente. Il 29.2 feci un intervento sul tema recente della fecondazione eterologa, che allora non aveva un'ampia previsione normativa, per affermare la tesi che ormai conoscete: siamo davanti a una questione in cui non è possibile né un sì né un no netto. Difficile, per me, vedere un nesso tra biologia ed etica.

Quali furono gli highlights di quella storia? Raccontavo, anno per anno, tanti episodi. Erano cose interessanti, cioè suscitavano un minimo di curiosità. La struttura HTML era sempre povera e la pagina risultava poco professionale, ma io di questo allora non mi accorgevo. Ero talmente preso dallo scrivere, che badavo solo ai contenuti. Vediamo alcuni passaggi, se ci sono, che restarono in memoria.

Suscitò interesse, ad esempio, la pagina sulla beffa 1984 dei falsi Modigliani a Livorno. Ripetuta su Memoriale, verrà perfino linkata su altri siti. Molto curioso narrare nuovamente della battuta di Grillo sul Psi, che ebbe molta eco successiva. Oggi scivolerebbe via liscia, segno che ci siamo abituati a tutto. Rileggiamola.

Craxi in ottobre visita la Cina, ma si porta qualche compagno di viaggio di troppo. E' il viaggio che Beppe Grillo prenderà in giro un sabato sera alla Tv, in questa maniera. Martelli: "Ma io non sapevo che fossero così tanti in Cina. Un miliardo di socialisti?! Ma allora a chi rubano?". Craxi si arrabbierà (Per questa volta, passi). Non immaginava certo la valanga giudiziaria che sarebbe arrivata di lì a quattro anni.

Suscitò interesse la riproposizione della diatriba sul trono Ludovisi, giudicato da Zeri un falso. La figura aveva una gamba destra che partiva dall'ombelico. Nel corso di questa storia, poi apparve per la prima volta il mio pezzo sulla fine della filosofia che tuttora compare come link di Memoriale. In quella occasione (8.2) irridevo anche a un saggio di Vattimo sulla fine della modernità, in cui veniva suggerito di aderire camaleonticamente alla perdita di significato dell'universo circostante. Secondo questo autore, il nichilismo sarebbe il destino dell'uomo del nostro tempo. Rileggiamo la mia nota piuttosto ironica.

Il nichilismo è il destino dell'uomo del nostro tempo?! Il nichilismo sarà il destino dell'uomo Gianni Vattimo. Egli aderisce da camaleonte alla perdita di significato... sua, sicuramente... non quella dell'universo circostante. Noi immaginiamo il professor Vattimo in questa maniera: un signore sta per lanciarsi nel vuoto dal terrazzo vicino al suo... arriva Vattimo che gli dice: aspetta, non lanciarti nel vuoto... potresti trovare il pieno e in quel caso la nostra filosofia andrebbe a farsi benedire!!!

Nel 1989 ricordavo lo strano episodio del tentativo di fusione nucleare in laboratorio ad opera di Pons e Fleischman. Nella HP dell'11.2 feci un'accurata ricostruzione dell'incidente di Ustica del 1980, coperto dal segreto di Stato. Nella pagina del 1992 (14.2) pubblicai un articolo che era sfuggito a tutti: un'intervista al titolare dell'impresa di pulizie che aveva inguaiato Mario Chiesa, dando avvio alla grande operazione Mani Pulite. Pochi sapevano che Luca Magni era andato all'appuntamento con l'ingegnere portando i 7 milioni della tangente su una valigetta dotata di telecamera (dalla quale Di Pietro e gli altri seguivano in diretta l'evento). A proposito dell'ex-magistrato, pubblicai integralmente la lettera con la quale egli annunciò le dimissioni dalla magistratura il 6 dicembre 1994.

Che effetto fa riletta oggi? Era una comunicazione sibillina, da parte di un uomo che prima aveva cercato e carezzato la popolarità e poi quasi aveva l'aria di smentire se stesso affermando di andar via proprio perché in tanti lo tiravano per la giacca. Egli scaricava sugli altri un clima che era stato lui a creare. Molto discutibile poi il nucleo della motivazione ufficiale: egli si sentiva sbattuto ogni giorno in prima pagina, sia da chi voleva contrapporlo ai suoi nemici sia da chi gli attribuiva una politicizzazione del ruolo, e così con uno scontro quotidianamente alimentato egli non si identificava più nel ruolo. Di conseguenza, lasciava l'incarico sentendo anche il dovere di fare qualcosa per riportare serenità e fiducia nelle istituzioni. Io non avevo condiviso la sua decisione, ma sapevo che egli pensava di entrare quanto prima in politica dalla porta principale del governo..

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