
L'inizio di un'espansione
|
Al 31 marzo, dopo un crescente arrivo di nuove pagine, la HP presenta queste piccole potenze.
aggiornamentocalcio
|
Il sito nel marzo 2005 diventa professionale, cioè comincia a servire al pubblico dei contenuti molto seri. Quando diventano tali? Quando si fa scienza. Chi comunica un sapere elabora delle analisi su una questione linguistica o su una singola parola, ragionando. Ecco quello che nemmeno coloro che sono accreditati come linguisti riescono a fare. L'azione del 'ragionare' si effettua tipicamente da zero, cioè dal nulla. Voi vi sedete sulla sedia, vi ponete a scrivere su un tema e mirando ad alcune conclusioni cercate di sviluppare un vostro filo insieme narrativo e teorico. In questo non consultate quasi mai i manuali già esistenti, se volete fare un esercizio vostro. E' il vostro cervello che lavora, in base al deposito di dati e di ricordi già immagazzinati. Questo significa che per fare queste analisi occorre davvero avere attributi dentro, e soltanto quelli. Perché le lingue richiedono soprattutto doti naturali? Perché con esse si dialoga, e per arte personale se ne estrae il meglio. Si può ricavare un'arte semplicemente oratoria o retorica (politica), una artistica (teatro, poesia), oppure come in questo caso una funzione didatticamente applicata che diventa scienza nel momento in cui un sapere nuovo si sviluppa a rami lungo direttrici di logica e principi. Coloro (Odifreddi, ad esempio) che attribuivano alle pagine di Memoriale una genericità, estranea alle normali categorie di pensiero, non abbracciavano un ampio raggio che alla fine avrebbe riunito tutto il sapere dopo averne abbattuto alcuni rami. Se io ragiono all'interno di una chiesa lo faccio secondo logica anche se quella sarebbe la sede della teologia. Se io ragiono con un giocatore di calcio uso la logica anche se il gioco del pallone è pura meccanica del movimento rotatorio di una palla. Quando nel Novecento gli archivi ricevevano un nome (ad esempio, Gödel) ad esso si associava invariabilmente un mestiere o un'attività concepita dalla società come esclusivo ambito (un fisico, un matematico, un chimico). Una concezione globale del sapere non avrebbe mai distinto in questo modo, perché un matematico avrebbe anche potuto parlare di fisica. Quando io ragionavo nel marzo 2005 di lingue, cosa ero? Un linguista. In realtà anche questa è una parola. Utilizzavo strumenti intellettuali che erano identici a quelli di un qualsiasi matematico. Cambiava soltanto la struttura e la modalità interna, nel modo di esporre i contenuti. Dimostrare finalmente che Dio non era mai esistito sarebbe stato possibile solo a una persona che non sottostasse a regole e si ponesse soltanto a ragionare estraendo con la massima forza concetti e conclusioni in una rigorosa concatenazione. Che questo fosse una cosa o un'altra, poco importava. Così come capita nel calcio, quando un terzino avanza e diventa fluidificante nel non avere più un ruolo soltanto difensivo, anche in questo caso chi avesse ragionato utilizzava il cervello e più di questo non avremmo potuto dire. Siccome però i contenuti di Memoriale venivano espressi mediante lingua, occorreva a questo punto un sostegno anche da questo punto di vista. E questo fu Grammatiche. Uno degli equivoci più ricorrenti in chi ascolta o legge un ragionamento molto complesso è proprio quello di pensare a quale ramo del sapere appartenga. Così, sono in tanti a dire ad esempio che 'la fisica non è il loro forte'. In verità, si tratterebbe solo di ragionare cercando magari di arrivare a delle conclusioni. Se tu pensi dapprima qualcosa sul tema stesso, non riesci ad avere la mente sgombra nel momento di affrontarlo. Un giocatore di calcio molto fantasioso pensa solo ad esprimersi nell'imprimere alla palla i movimenti voluti. Così, un uomo con qualità logiche elabora solo le idee che gli servono per arrivare all'obiettivo desiderato. Tu pensi che esista Dio? Se non ci credi, hai modo di dimostrare la inesistenza dell'oggetto? E la risposta si ricava da una serie di idee, esposte in un ordine ben conosciuto a chi fa scienza. Su Grammatiche si trattava dapprima di comunicare la base di ciascun argomento. Quest'ultimo veniva da qualsiasi spunto. Così, se quel giorno facevo un percorso con un mezzo pubblico, mi veniva il tema 'convalida del biglietto'. E il verbo 'convalidare' veniva posto da me in alternativa agli altri possibili di quel dominio. Posto dunque un tema (dominio del verbo 'convalidare' nell'acquisto di un biglietto) io partivo da una base (in questo caso, osservazione della casistica) e spiegavo i termini della questione. Per farlo, cosa occorreva? Non un titolo di studio, non una serie di corsi. Bensì una capacità di collegare migliaia di dati, ed estrarre i risultati di questi collegamenti. Essi sono soggettivi nella misura in cui danno luogo a risposte parzialmente diverse. Se però il tema offre una risposta migliore o più completa delle altre, è giusto assegnare a questa la definizione di Conclusione Unica. Superandole, si è posta un tantino più avanti. Ciascuna di queste pagine è dunque la culla, dall'inizio alla fine, di un robusto pensiero che porta sempre a un'unica sentenza finale: date le premesse, e accertata la sussistenza di alcune condizioni, si arrivava al pensiero di Monni. Questo è il pensiero migliore. Non perché Monni sia 'migliore' degli altri, ma perché una capacità superiore di coordinare i dati mediante logica gli permetteva di arrivare a una conclusione laddove gli altri avrebbero sospeso oppure limitato il giudizio. Se io vedo un avvocato comportarsi in un certo modo, intuisco subito che un Sole congiunto a Giove ha dato effetti di quel genere. Anche qui, dunque, elaboro conclusioni che un cervello molto elaborato fa diventare 'scienza'. Con l'espressione 'Conclusione Unica' io intendevo appunto la scienza del singolo caso. Le altre sarebbero state 'visioni personali'. La mia non è una visione personale, perché io non applico categorie parziali o ragionamenti convergenti verso un interesse personale. Dunque, se voglio essere 'oggettivo' ho bisogno soltanto di stare entro i limiti di un ragionamento alla conclusione del quale emetto una sentenza. Se questa non fosse basata sul reale, sarebbe soltanto 'errata'. Così, se qualcuno un giorno (anche dopo i miei discorsi pubblici) smonterà la mia impalcatura, io dirò che egli ha scoperto i motivi per cui io sbagliavo. Finché questo non accade, le mie teorie conservano il loro fondamento perché vuol dire che sono giuste e confermabili mediante dimostrazione o verifica dei dati. FAQ. Su Grammatiche che senso avrebbe avuto un'Unica Conclusione? Quello di 'chiudere' il caso, ogni volta. Assegnare a Tv il genere maschile è corretto? Poste le premesse, e valutate tutte le circostanze, si arriva anche qui a una conclusione superiore alle altre. Ogni volta che noi ragioniamo facciamo lavorare il cervello, pur senza produrre un rumore di fondo udibile. Se il nostro tema natale possiede dimensioni grandi o è particolarmente ricco, arriveremo a pensieri più completi di altri. Conta dunque il carburante che si possiede, e mediante il quale si va avanti. Con un'auto molto potente e una benzina altrettanto ricca, il percorso darà un risultato migliore. Finché non viene superato, conduce. Voi guardate alle gare a cronometro individuali nel corso di un Giro di ciclismo. I ciclisti fanno il medesimo percorso, misurato dall'inizio alla fine mediante un cronometro. Colui che arriva alla fine del percorso prima degli altri, conduce. Finché non si registri un tempo ancora migliore di quello, cioè più breve. Lo stesso avverrebbe se noi dessimo un problema a 100 persone di 50 anni di età. Esse si applicano al medesimo tema. Quella tra le 100 che risolve il problema in modo più completo ed esauriente degli altri fa un tema che fa da referenza. Dovessimo un giorno dare una risposta ufficiale utilizzeremo quello. FAQ. Chi decide quale tema sia più completo ed esauriente di altri? Soltanto la logica, se si deve dire intorno all'esistenza o meno di qualcosa. Voi non lo vedete, e così potete solo ragionarci. FAQ. E nelle grammatiche linguistiche a cosa corrisponde un'unica soluzione? Corrisponde a ciò che di meglio e di più delimitante si può dire rispetto a quell'argomento. Le lingue operano ciascuna all'interno di un sistema logico. Se alla base esiste una legge, questa lo chiude in partenza. Così, se noi sappiamo che una parola (salvo che indichi due diversi significati, come per 'fine') non può essere al tempo stesso maschile e femminile diremo: "Tv, in lingua italiana, era stato sempre femminile dal principio. Oggi non possiamo più farlo maschile. Se anche si diffondesse un uso con il maschile, questo sarebbe errato perché trova un campo già occupato da un uso opposto (femminile)". Tutto qui. This page was published on June 28, 08 - Last modified on September 6, 08 |