La ripresa, dopo lungo tempo

Ancora dentro un periodo particolarmente difficile, trovo la forza di rimettere sul Web una pagina completa. Accade il 26 febbraio 2005, dopo le 18.

La pagina, gradualmente, si amplia fino a diventare la sera del 28.2 abbastanza completa.

La parte a sinistra riporta i nuovi concetti da me creati. Sulla colonna destra parlavo del sistema linguistico, della lingua come mezzo di comunicazione, come segno antropologico, come presenza nella storia. Infine, analizzavo il problema della traduzione e dell'errore. Il lettore potrebbe domandarsi come mai di queste cose esista poco in circolazione, sul mercato. Il problema principale è che non si era mai ragionato sulla lingua. Quando scrivono qualcosa ricompilano dizionari con un numero maggiore di termini, elencano neologismi, scrivono sulle ultime tendenze nella lingua del business, parlano di slang, parlano di lingue combinate. Mai nessuno che si ponga in mente di penetrare dentro una lingua, cercando di comprenderne le radici e il fondamento. Qui io l'ho fatto. L'operazione era dunque completamente nuova. Non si imparava come parlarle, questo è ovvio. Ma se il lettore, tuttora, si applica riesce a ottenere dalla lettura di queste pagine una buona idea di ciò che la lingua sia. Per inciso, ricordo anche che ho dato una definizione che pochi hanno capito. L'idea del 'ponte' non è per tutti, se non si ha al tempo stesso un'immagine di come lavora il nostro cervello. Che le lingue esistessero, anche da sole, è stata un'affermazione mia molto radicale. Dubito che finora questo pensiero sia stato compreso. Gli stessi linguisti non sembrano avere un'idea chiara di come una lingua si sviluppasse in origine e poi sopravvivesse. Dal numero di coloro che continuano a crearne di artificiali e di coloro che lanciano ancora suoni nuovi contrabbandoli come 'neologismi' possiamo arguire che la lingua resta un fenomeno per gran parte ancora inesplorato. Diamo ancora la solita immagine: se io attraverso Novara, da una parte all'altra, nonostante la De Agostini non trovo alcuno che sappia spiegarmela. Dunque, vietato domandarsi a cosa serva la mia azione. Io sto insegnando, e confido che tutto questo rimanga nel tempo. Un ringraziamento dei miei contemporanei mi pare meno gratificante della speranza che queste pagine costituiranno tra 100 anni un archivio potente delle nuove origini.

Pagina del 27 giugno 08